Morto per un drenaggio difettoso, risarcimento da un milione di euro

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Alla famiglia del paziente morto per un drenaggio difettoso, i giudici hanno deciso che spetti un maxi risarcimento da un milione di euro

Il Tribunale di Verona ha stabilito che alla famiglia di un uomo di 55 anni, di Vicenza, morto per un drenaggio difettoso durante una semplice operazione, spetti un maxi risarcimento da un milione di euro.
Nel caso di specie, i giudici hanno identificato l’errore medico compiuto durante l’intervento obbligando la ULSS 4 Alto Vicentino a risarcire i parenti con una cifra più che consistente.
L’uomo, infatti, è morto per un drenaggio difettoso che ha causato altre complicanze.
Ma andiamo ai fatti.
La vicenda si è verificata all’ex ospedale Camillo De Lellis dove un uomo di Schio, che doveva essere sottoposto a un intervento programmato, è deceduto.
L’uomo avrebbe dovuto essere sottoposto a un’asportazione totale della tiroide.

Durante l’intervento, però, un malfunzionamento del drenaggio avrebbe provocato l’asfissia e quindi l’arresto cardiaco del 55enne.

Fin dall’inizio i familiari hanno avanzato dubbi su quanto fosse avvenuto.
L’uomo, infatti, godeva di buona salute.
La moglie e i figli della vittima hanno quindi scelto di indagare sulle ragioni del decesso, sottoponendo al giudizio la magistratura del Tribunale di Verona.
Nel settembre 2016, il Tribunale aveva eseguito una condanna di primo grado.
L’Azienda ospedaliera avrebbe dovuto risarcire i familiari dai danni subiti quantificati in una somma superiore al milione di euro.
Ma dopo la condanna che ha costretto l’Ulss 4 Alto Vicentino al maxi risarcimento, la famiglia non ha ancora ottenuto quanto le spetta.
I parenti dell’uomo morto per un drenaggio difettoso hanno quindi avviato un’azione di pignoramento nei confronti dell’azienda ospedaliera.

Nel frattempo, dalla perizia del medico legale è emerso che il paziente è deceduto a causa di una inadeguata assistenza durante il post intervento.

La responsabilità, dunque, era dei medici dell’ospedale di Schio che non avevano notato il mancato funzionamento dei drenaggi.
“La consulenza medico-legale ed i ricorsi proposti – spiega Paolo Simioni, amministratore di Obiettivo Risarcimento, che si occupa di gravi casi di malasanità e ha seguito il caso – hanno consentito ai familiari di far luce su quanto accaduto al loro povero congiunto”.
Secondo Simioni il percorso giudiziale appena completato è “significativo in quanto, non solo può essere definito come un antesignano rispetto alle nuove regole stabilite dalla recente Legge Gelli, ma si è potuto concludere con tempistiche certamente più celeri di quelle richieste da una causa ordinaria”.

Purtroppo, l’ente vicentino continua a rifiutarsi di risarcire la famiglia nonostante la condanna.

L’avvocato Umberto Vianello del Foro di Venezia, cui i parenti dell’uomo morto per un drenaggio difettoso si erano rivolti affinché li seguisse nella richiesta di risarcimento, ha preso quindi un’altra strada.
Il legale si è infatti visto costretto a procedere con il pignoramento dei conti correnti intestati all’azienda ospedaliera.
“Questo è un caso esemplare, e non l’unico in Italia” ha dichiarato Simioni.
“I cittadini italiani – ha concluso – speriamo possano ora contare su una riforma che chiarisca definitivamente gli obblighi assicurativi collegati alla sanità italiana e che contribuisca a dare maggior certezze ai diritti dei malati in un rinnovato e rafforzato rapporto medico-paziente”
 
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