Per la Cassazione, l’ omessa indicazione delle parti rende nulla la sentenza in caso di incertezza assoluta in ordine ai soggetti cui la decisione si riferisce

L’ omessa indicazione delle parti nell’epigrafe della sentenza rende nulla la pronuncia quando né dallo ‘svolgimento del processo’, né dai ‘motivi della decisione’, sia dato desumere la loro effettiva partecipazione al giudizio. Lo ha stabilito la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 22055/2018.

Nel caso esaminato, i ricorrenti lamentavano che la mancata indicazione, nella sentenza impugnata, del nome degli appellanti. Questi  si erano costituiti in giudizio dichiarando di voler subentrare nella posizione processuale della madre, nel frattempo deceduta. Tuttavia, il loro nominativo era stato omesso sia nell’intestazione che nel dispositivo, nonché nelle parti dedicate allo svolgimento del processo e nei motivi della decisione.

La Cassazione, sulla base di un consolidato orientamento giurisprudenziale in materia, ha ritenuto fondato il ricorso in relazione al vizio contestato. Gli Ermellini hanno chiarito che l’omessa o inesatta indicazione del nome di una delle parti nell’intestazione della sentenza va considerata un mero errore materiale. Esso, pertanto, è emendabile quando dal contesto della sentenza risulti con sufficiente chiarezza l’esatta identità di tutte le parti.

Al contrario, la sentenza va annullata laddove dalla stessa si deduca che non si è regolarmente costituito il contraddittorio. O ancora quando sussiste una situazione di incertezza, non eliminabile a mezzo della lettura dell’intera sentenza, in ordine ai soggetti cui la decisione si riferisce.

Nella vicenda considerata,  la nullità non poteva essere sanata per raggiungimento dello scopo.

La pronuncia, infatti, non poteva valere rispetto a un soggetto non indicato come parte processuale. Peraltro, la parte non indicata non poteva neppure essere individuata per relationem nella sentenza stessa. La decisione, pertanto, non poteva considerarsi comunque idonea ad assicurare il soddisfacimento dello scopo a cui era preposta l’indicazione delle parti.

Non si poteva neppure ritenere che si trattasse di un errore emendabile con la procedura di correzione. A detta dei Giudici del Palazzaccio, infatti, si era in presenza di una omissione totale che non consentiva alla pronuncia di svolgere la propria funzione essenziale di “legge del caso concreto”. Non era infatti possibile comprendere, dal contenuto complessivo della sentenza, quali fossero i soggetti ai quali essa si riferiva. Né si potevano quindi individuare i soggetti tenuti alle sue statuizioni ed eventualmente al giudicato che si sarebbe formato.

 

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