Il camice bianco era anche accusato di aver falsificato la documentazione clinica della donna, operata alla gamba sbagliata, per coprire l’errore commesso

La Cassazione ha confermato la condanna a un anno (con sospensione della pena) per un medico, ex primario del reparto di ortopedia di un ospedale di Palermo, accusato di di un errore commesso in danno di una paziente operata alla gamba sbagliata. La donna era caduta mentre era ricoverata in un altro nosocomio del capoluogo siciliano per un tumore e si era rotta un femore. Era quindi stata operata nel settembre del 2012 ma, uscita dalla sala operatoria, si era ritrovata con due protesi, una alla gamba effettivamente fratturata, la destra, e un’altra a quella sana. Il camice bianco indagato avrebbe poi tentato di coprire l’errore falsificando la cartella clinica della vittima.

La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso presentato dal dottore per chiedere l’annullamento della condanna che gli era stata inflitta in sede di merito per falso.

Nella motivazione della sentenza degli Ermellini, come riporta Palermo Today, si legge che “già il tribunale aveva escluso la leggerezza o la negligenza dell’agente, pertinentemente argomentando circa le ragioni, di ordine tecnico, che consentono di escludere, sulla base di quanto riferito dai periti, che il ricorrente, esperto primario ortopedico, non si fosse reso conto dell’assenza della frattura al femore sinistro, erroneamente assoggettato a intervento di chirurgia e segnalando l’accorgimento adottato dall’imputato nella redazione della scheda di sala operatoria”.

Inoltre – hanno aggiunto dal Palazzaccio – “sull’iniziale atteggiamento soggettivo di buona fede, si innestò nel corso dell’intervento eseguito sull’arto sinistro la consapevolezza circa l’assenza di una frattura, che rende consapevole e, dunque, assistita da dolo, la falsa indicazione della diagnosi” nella scheda clinica.

Il tutto “con l’ulteriore, pertinente, argomentazione che, anche a volere escludere che, per stanchezza, il ricorrente si fosse reso conto, intervenendo sull’arto sano, dell’errore commesso, egli doveva quantomeno essersi rappresentato (in termini di dolo eventuale) l’errore nel momento in cui il personale di sala operatoria gli fece notare che tutte le attrezzature di sala erano state predisposte per un intervento sul femore di destra”.

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