Condannato per lesioni personali aggravate dalla violazione delle norme sulla circolazione stradale, il pedone che aveva attraversato la strada con semaforo rosso, provocando la caduta di un motociclista

La vicenda

Il Giudice di pace di Firenze aveva condannato l’imputata per il reato di cui all’art. 590 comma 3, cod. pen. perché, per colpa generica e specifica, consistita nella violazione delle norme sulla circolazione stradale e, in particolare, dell’art. 146 codice strada, aveva effettuato un attraversamento pedonale in presenza di lanterna semaforica a luce rossa, andando a scontrarsi con il motoveicolo condotto dalla vittima che, avvedutosi della sua presenza, nel tentativo di evitarne l’investimento, vi urtava con la parte anteriore del mezzo, cadendo rovinosamente a terra.

Il sinistro era stato ricostruito dal giudice di merito sulla scorta delle testimonianze acquisite, valorizzando l’apporto dichiarativo della persona offesa e di un testimone oculare.

Era stato accertato che al momento dell’incidente le condizioni della strada fossero normali (illuminazione sufficiente, nonostante l’orario notturno).

Il teste oculare aveva descritto la dinamica, riferendo che, mentre era in attesa della luce semaforica verde, per attraversare la carreggiata, aveva notato il motociclo che, trovatosi una ragazza in prossimità del passaggio pedonale, la urtava con la parte anteriore del mezzo; il pedone, prima dell’urto, si era bloccato sulla carreggiata indugiando, il motoveicolo allora aveva frenato bruscamente senza evitare l’urto, a seguito del quale entrambi i soggetti coinvolti cadevano a terra.

Dalla planimetria era poi emerso che il pedone, prima dell’urto, avesse già impegnato due corsie della carreggiata pari a 7,30 metri e si accingeva a superare l’ultima, laddove il motoveicolo aveva iniziato la frenata sulla linea di sorpasso della prima corsia, alcuni metri prima del passaggio pedonale, terminandolo poco dopo.

La responsabilità del pedone

Da tale ricostruzione, il giudice toscano aveva tratto la conclusione che l’imputata avesse concorso, in misura paritetica rispetto alla vittima, a determinare l’urto dal quale erano derivate le lesioni riportate dal motociclista e tuttavia, procedendo alla verifica controfattuale aveva affermato che l’attraversamento con la luce semaforica verde avrebbe certamente scongiurato l’evento.

I giudici della Quarta Sezione Penale della Cassazione (sentenza n. 140/2020) hanno confermato la pronuncia del giudice di merito, rigettando il ricorso difensivo in quanto inammissibile.

Ed invero, “la versione alternativa proposta dalla difesa non rappresentava una critica argomentata al ragionamento svolto dal giudice, ma si poneva con esso in rapporto dialettico, mediante la prospettazione di una diversa ricostruzione, estranea al sindacato proprio di legittimità”.

La decisione

Come è noto, sono precluse al giudice di legittimità la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, indicati dal ricorrente come maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa rispetto a quelli adottati dal giudice del merito (cfr. sez. 6 n. 47204 del 07/10/2015; sez. 1 n. 42369 del 16/11/2006).

Per tutte queste ragioni il ricorso è stato rigettato con conseguente condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro. 2.000,00 alla Cassa delle ammende.

La redazione giuridica

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