Accolto il ricorso di una signora che si era vista respingere la domanda volta ad ottenere la pensione di inabilità civile perché il suo reddito, cumulato con quello del coniuge, superava i limiti di legge fissati

“Anche alla luce del d.l. n. 76 del 2013 conv. in legge n. 99 del 2013 per l’assegno di invalidità, anche nel periodo successivo alla entrata in vigore della L. n. 247 del 2007, occorre fare riferimento al reddito personale dell’assistito con esclusione del reddito percepito da altri componenti del nucleo familiare di cui il predetto fa parte”. Lo ha chiarito la Suprema Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 21763/2020. Pronunciandosi sul ricorso di una signora che si era vista rigettare dalla Corte di appello l’impugnazione proposta contro la sentenza resa dal Tribunale che, a sua volta, aveva respinto la sua domanda intesa ad ottenere il riconoscimento del diritto alla pensione di inabilità civile o all’assegno mensile di invalidità.

Il Collegio territoriale, in particolare, aveva ritenuto non sussistente il diritto alla prestazione in virtù della mancanza del requisito reddituale, avendo rilevato che – pur sussistendo il requisito sanitario idoneo per il riconoscimento dell’assegno mensile di assistenza (unica prestazione ammissibilmente richiesta in giudizio, in mancanza di valida domanda amministrativa inerente alla pensione di inabilità), a decorrere dal settembre 2009, come accertato dal consulente tecnico d’ufficio – nel periodo compreso tra tale data e il raggiungimento dei 65 anni di età (marzo 2013) il reddito della ricorrente-appellante, cumulato con quello del coniuge, superava i limiti di legge fissati ai fini del riconoscimento della prestazione.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte la ricorrente denunciava la violazione e falsa applicazione degli artt. 12 e 13 della legge n.118/1971 e dell’art. 14 septies, comma 50, del d.l. 30/12/1979, n. 663, convertito con modificazioni nella L. 29/2/1980, n.33, e di altro complesso normativo, evidenziando che per il riconoscimento dell’assegno di invalidità rileva solo il reddito personale e non anche quello del coniuge.

Gli Ermellini, hanno effettivamente ritenuto fondata la doglianza proposta. In linea con la giurisprudenza di legittimità dal Palazzaccio hanno sottolineato che per l’assegno mensile di invalidità civile, la normativa vigente prevede, ai fini della sussistenza del requisito reddituale, l’esclusione del cumulo del reddito del beneficiario non solo con riferimento al coniuge, ma anche a tutti gli altri componenti del nucleo familiare.

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