I camici bianchi sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo. Non avrebbero riconosciuto tempestivamente la perforazione dell’esofago di un uomo che aveva ingerito un osso di coniglio

Si è aperto nelle scorse ore a Perugia il processo a carico di tre medici, accusati di omicidio colposo in relazione al decesso di un paziente sopravvenuto per le lesioni causate da una perforazione dell’esofago. Più specificamente, secondo quanto emerso dagli accertamenti medico legali, per un “distress respiratorio conseguente a mediastinite acuta originatasi dalla presenza di un corpo estraneo parzialmente perforante l’esofago”.

Il fatto risale all’agosto del 2014. Secondo quanto ricostruisce il Corriere dell’Umbria, l’uomo si sarebbe recato in un Pronto soccorso della provincia pochi giorni dopo Ferragosto accusando una fastidio alla gola e affermando di aver ingerito un osso di coniglio. Dopo quaranta minuti sarebbe stato dimesso con una diagnosi di  “senso di oppressione alla giugulare”.

Due giorni dopo, persistendo il fastidio, sarebbe tornato in ospedale e da li, individuata la causa del suo malessere, sarebbe stato trasferito nel nosocomio del capoluogo dove, nonostante diversi interventi, è morto nel mese di ottobre.

La denuncia presentata dai familiari aveva determinato l’avvio di un’inchiesta sfociata nel rinvio a giudizio di tre camici bianchi ritenuti “colpevoli di una serie di errori risultati fatali” e in particolare, di non aver disposto una diagnosi tempestiva. Accuse che naturalmente andranno provate nel corso del dibattimento.

Nello specifico uno dei dottori, nel decidere per le dimissioni del paziente, avrebbe omesso l’effettuazione o la richiesta di ulteriori accertamenti idonei a rilevare la presenza di un corpo estraneo con conseguenti interventi idonei alla rimozione, prima dell’insorgenza della patologia letale.

Il secondo professionista invece non avrebbe provveduto a sottoporre l’uomo a una radiografia con proiezione laterale; un esame che, secondo l’accusa, avrebbe potuto evidenziare la presenza del corpo estraneo non riscontrabile con la mera proiezione  antero – posteriore. Il terzo imputato, infine, non avrebbe richiesto l’intervento di uno specialista gastroenterologo o di un chirurgo per effettuate una endoscopia esofagea. Ù

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