Per la Società Italiana di Medicina Ambientale piuttosto che la plastic tax bisogna attuare politiche di educazione e formazione per un uso intelligente di questo prodotto.

“L’introduzione della plastic tax non aiuterà a risolvere il problema per cui è stata pensata (riduzione dell’inquinamento da plastiche). Genererà di contro solo demonizzazione di un prodotto che ha rivoluzionato le nostre esistenze, di cui non possiamo fare a meno e che continua e continuerà a fornirci prodotti e dispositivi essenziali per la nostra vita e per il progresso. Oltretutto, una tassa che porta al raddoppio del costo della materia prima, può portare ad una forte contrazione della produzione con ricadute realmente spiacevoli in termini occupazionali in quel settore produttivo”. Così il prof. Alessandro Miani, presidente di SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale), commenta la misura prevista dalla bozza di Legge di bilancio 2020.

“La plastica – prosegue – esiste da 180 anni ma gli effetti deleteri per l’ambiente più visibili si sono manifestati solo negli ultimi anni, a seguito del progressivo diffondersi delle plastiche monouso. Porre un freno e disincentivare l’impiego di tali plastiche ha sicuramente una ragion d’essere che trova elementi di coerenza anche con il principio ‘chi inquina paga’ che tuttavia dovrebbe colpire non i produttori di plastica ma i consumatori che non la smaltiscono opportunamente (naturalmente il primo percorso è più semplice sia sul piano normativo che operativo)”.

Per i medici ambientali, le innovazioni normative immaginate intendono promuovere dei modelli di consumo che puntino a ridurre giustamente le plastiche monouso.

No ha infatti  senso utilizzare materiali così durevoli che possono persistere nell’ambiente qualche centinaio di anni per impieghi che hanno una prospettiva di utilizzo così limitata nel tempo.   

“L’impiego di biopolimeri derivanti dal riciclo di rifiuti solidi e liquidi – sottolinea Miani – può costituire un’alternativa vincente e sostenibile e può essere un corretto compromesso per garantire il mantenimento dei livelli occupazionali in imprese che oggi coinvolgono il settore della plastica (quasi 1,5 milioni di occupati, circa 63 mila aziende ed un fatturato di circa 300 miliardi di euro annui in Europa, con l’Italia al terzo posto in Europa per occupati, fatturato e valore aggiunto delle fasi di produzione e trasformazione delle materie plastiche) ed al contempo per garantire la tutela dell’ambiente e della salute”.

“La soluzione – aggiunge ancora il presidente dell’organizzazione – non è eliminare tutta la plastica dalle nostre vite, ma usarla in modo consapevole e pertanto attuare politiche di educazione e formazione per un uso intelligente di questo prodotto”.

“Bisogna insegnare a non gettare oggetti plastici nell’ambiente, ma a riciclarli, considerato anche il fatto che la plastica è uno dei prodotti maggiormente recuperabili e riciclabili”.

In tal senso, per la Società italiana di medicina ambientale l’introduzione di cauzioni sul reso sarebbe una politica molto proficua. Inoltre, è necessario investire in ricerca, per migliorare i sistemi di produzione di plastiche biodegradabili, per migliorare i sistemi di riciclo, per minimizzare l’impatto di questo prodotto sull’ambiente riducendo anche il quantitativo di plastica inutile, per studiare i reali effetti e le possibili soluzioni rispetto alle problematiche già esistenti.

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