In tema di assicurazione contro gli infortuni, da cui derivino postumi di invalidità di carattere permanente, il termine di prescrizione del diritto all’indennizzo decorre dal verificarsi dell’evento lesivo previsto dalla polizza

La vicenda

La Corte d’Appello di Reggio Calabria aveva respinto l’appello proposto dal ricorrente contro la decisione di primo grado che aveva rigettato la domanda di condanna della compagnia assicurativa al pagamento dell’indennizzo previsto dalla polizza infortuni con la stessa stipulata, in relazione ai danni sofferti a seguito di un sinistro occorsogli nel 1996.

I giudici dell’appello avevano infatti ritenuto, conformemente al primo giudice, che, dalla data di denuncia del sinistro, ovvero dal 30/10/1996, a quella in cui il danneggiato aveva dichiarato di volersi avvalere della procedura di arbitrato prevista dalle condizioni generali di assicurazione, ovvero all’8/11/1997, non fossero intervenuti validi atti interruttivi e pertanto il diritto all’indennizzo doveva ritenersi prescritto.

Il ricorso per Cassazione

Ad avviso del ricorrente la Corte d’Appello aveva erroneamente ancorato la decorrenza della prescrizione alla data dell’infortunio, anziché a quella risultante dall’ultimo certificato medico lo giudicava guarito in data 4/12/1996.

Secondo un principio costantemente affermato dalla giurisprudenza di legittimità “nell’assicurazione contro i danni, la previsione della perizia contrattuale, rendendo inesigibile il diritto all’indennizzo fino alla conclusione delle operazioni peritali, sospende fino a tale momento la decorrenza del relativo termine di prescrizione ai sensi dell’art. 2952, secondo comma, c.c.; a condizione, tuttavia, che il sinistro sia stato denunciato all’assicuratore entro il termine di prescrizione del diritto all’indennizzo, decorrente dal giorno in cui si è verificato, in tal modo potendosi attivare la procedura di accertamento del diritto ed evitandosi che la richiesta di indennizzo sia dilazionata all’infinito” (Cass. n. 3961/2012; Cass. n. 8674/2009).

Nel caso di specie, era pacifica l’esistenza, nelle condizioni generali di contratto, di una clausola che prevedesse il deferimento ad un collegio di medici dell’accertamento della natura ed entità delle lesioni patite.

Così come era stato accertato che, entro l’anno dal fatto generatore del danno, fosse intervenuta denuncia di sinistro: tale atto, come evidenziato nei citati arresti, fa sì che la clausola predetta divenga effettivamente operante e con essa si produca l’effetto della sospensione del termine prescrizionale.

Al contrario, la compagnia assicurativa obiettava che, nel contratto di assicurazione in esame, la previsione di una perizia contrattuale non avrebbe avuto portata obbligatoria, essendo solo diretta a concedere alle parti “un’alternativa all’azione giudiziaria e, peraltro, limitatamente alla determinazione del quantum debeatur”. E dunque, avendo il contraente danneggiato sin da subito anche la facoltà di agire giudizialmente per ottenere l’indennizzo previsto, il termine prescrizionale si sarebbe comunque considerare decorso, senza sospensioni di sorta, sin dal momento del verificarsi del fatto.

Ebbene, tale argomento è stato ritenuto inammissibile, in quanto mai prospettato nel giudizio di merito. 

La Corte di Cassazione (Sesta Sezione Civile, ordinanza n. 8973/2020) ha ribadito che in tema di assicurazione contro gli infortuni, da cui derivino postumi di invalidità di carattere permanente, il termine di prescrizione del diritto all’indennizzo decorre, ai sensi dell’art. 2952 c.c., comma secondo, c.c., dal verificarsi dell’evento lesivo previsto dalla polizza e, dunque, dal momento in cui emerga lo stato di invalidità permanente coperto dalla stessa, sicché l’assicuratore che intenda opporre la prescrizione del diritto fatto valere dall’assicurato ha l’onere di provare non già la data di verificazione del sinistro, ma quella in cui si è manifestato lo stato di invalidità conseguente allo stesso (Cass. n. 14420/2016).

La sentenza impugnata aveva, invece, evidentemente applicato una regola di giudizio difforme dagli esposti principi, per queste ragioni, è stata cassata con rinvio al giudice di merito.

Avv. Sabrina Caporale

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