Respinte le pretese del camice bianco convenzionato che chiedeva, sulla base della reiterazione di incarichi trimestrali per oltre un decennio, il trattamento retributivo previsto per i dirigenti medici degli enti pubblici non economici essendosi di fatto instaurato un rapporto di lavoro a tempo indeterminato

Aveva citato in giudizio l’Inail al fine di ottenere il pagamento di una somma pari a circa 145 mila euro a titolo di risarcimento del danno in relazione all’illegittima reiterazione di incarichi conferiti nell’arco temporale febbraio 1995 – marzo 2006, senza sostanziale soluzione di continuità, ad eccezione del periodo gennaio 1998 – settembre 1999.

Al medico, specialista in chirurgia plastica, l’ente previdenziale aveva conferito incarichi trimestrali ai sensi dell’art. 10, comma 7, del d.P.R. n. 500/1996 e dell’art. 10, comma 8, del successivo d.P.R. n. 271/2000 ma di fatto, secondo il camice bianco, si era instaurato un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e, pertanto, l’Istituto era tenuto a corrispondere il trattamento retributivo previsto per i dirigenti medici degli enti pubblici non economici dai C.C.N.L. succedutesi nel tempo.

Il professionista si era visto respingere le proprie pretese sia in primo grado che in appello.

La Corte territoriale aveva evidenziato, nello specifico, che all’appellante era stato corrisposto, con il suo consenso, il compenso previsto dall’art. 28 del d.P.R. n. 271/2000 per i sostituti non titolari di altro incarico e aveva aggiunto che null’altro poteva essere preteso, sia perché i rapporti a termine non possono essere convertiti in contratti a tempo indeterminato ex art. 36 d.lgs. n. 165/2001, sia in quanto le risultanze istruttorie non consentivano di ritenere provata l’asserita continuità della prestazione.

La Cassazione, con la sentenza n. 6294/2020, nel respingere il ricorso del camice bianco ha confermato che i rapporti di lavoro dei medici disciplinati dall’art. 48 della L n. 833/1978 e dall’art. 8 del D.Lgs. n. 502/1992, pur se costituiti in vista dello scopo di soddisfare le finalità istituzionali del Servizio sanitario nazionale, corrispondono a rapporti libero-professionali che si svolgono di norma su un piano di parità, non esercitando l’Ente pubblico nei confronti del medico convenzionato alcun potere autoritativo, all’infuori di quello di sorveglianza, né potendo incidere unilateralmente, limitandole o degradandole ad interessi legittimi, sulle posizioni di diritto soggettivo nascenti, per il professionista, dal rapporto di lavoro autonomo.

Non rientrano nell’ambito del rapporto di pubblico impiego stante il fondamentale tratto di disomogeneità costituito dall’assenza del requisito della subordinazione nei rapporti d’opera professionale, ancorché di collaborazione coordinata e continuativa, che li assoggetta a un regime giuridico completamente differenziato, ancorché sottoposto alla giurisdizione ordinaria.

Non è dunque applicabile nemmeno la disciplina, nazionale ed europea, del rapporto a tempo determinato.

La redazione giuridica

Leggi anche:

LICENZIAMENTO: È LEGITTIMO SE IL DATORE NON RICEVE IL CERTIFICATO MEDICO?

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui