Responsabilità per fatto altrui (Cassazione civile, sez. III, 07/03/2023, n.6727).

Responsabilità per fatto altrui e clausola di esclusione nel contratto di assicurazione.

“Il contratto di assicurazione deve essere interpretato in ragione dello scopo tipico per il quale è predisposto; da ciò deriva che un’interpretazione del contratto di assicurazione sulla responsabilità civile, in virtù del quale la copertura è esclusa se la responsabilità dell’assicurato dovesse sorgere ex art. 1228 c.c., non è coerente con lo scopo del contratto, a meno che quest’ultimo non contenga una espressa clausola di esclusione della copertura in caso di responsabilità dell’assicurato per fatto altrui di cui all’art. 1228 c.c.”.

Nel 1997 la Banca Nazionale del Lavoro, dovendo consegnare valori alla società Poste Italiane s.p.a., affidava il relativo trasporto alla società BSK s.p.a. che stipulava un contratto di assicurazione dei rischi derivanti dal trasporto con l’assicurazione Lloyd’s of London. La suddetta società BSK, affidava poi, a sua volta, il trasporto ad altra società, che anch’essa stipulava assicurazione per i rischi derivanti dal trasporto.

Il furgone portavalori veniva rapinato sull’autostrada e l’assicurazione inglese indennizzava la Banca in nome e per conto della BSK e chiedeva alla società appaltata la rifusione di quanto pagato. Quest’ultima instaurava giudizio civile chiedendo che la propria assicurazione  fosse dichiarata tenuta a rifondere il dovuto alla Compagnia inglese.

Il Tribunale di Palmi condannava il trasportatore appaltatore a pagare ai Lloyd’s la somma di euro  4.845.760,14, dichiarando tenuta al pagamento la società assicuratrice. Con sentenza 8 aprile 2019 n. 301 la Corte d’appello di Reggio Calabria rigettava tutti gli appelli.

In particolare i Giudici di appello ritenevano che:

-) il contratto stipulato tra la Sicurtransport e la HDI copriva soltanto “i beni” trasportati dalla Sicurtransport, ma non quelli dati in consegna da quest’ultima ai subvettori;

-) il contratto stipulato tra la Sicurtransport e la HDI non copriva la responsabilità civile del subvettore (Omissis).

La vicenda approda in Cassazione.

Per quanto qui di interesse, secondo la Sicurtransport, i giudici di appello hanno escluso  l’operatività del contratto in base al presupposto che questo coprisse soltanto il rischio di danni causati dalla società assicurata a terzi in conseguenza del fatto proprio, o dei propri dipendenti; e non invece in conseguenza di responsabilità per fatto altrui dei terzi di cui la società assicurata si fosse avvalsa nell’esecuzione del trasporto.

Sostiene la società ricorrente che questa interpretazione sarebbe erronea perché:  viola l’art. 1362 c.c., in quanto l’art. 1 del contratto copriva la responsabilità derivante alla Sicurtransport nella sua veste di “vettore o subvettore”, nonché “la responsabilità assunta a contratto o altri patti”;  viola l’art. 1363 c.c., in quanto la polizza da un lato era espressamente denominata “polizza di assicurazione di tutti i rischi valori”, e dall’altro elencava una serie di esclusioni esplicite di copertura, tra le quali non rientrava l’ipotesi della responsabilità dell’assicurata ex art:. 1228 c.c..

Le censure sono fondate.

La Corte d’appello doveva stabilire se la polizza assicurativa della Sicurtransport coprisse o non coprisse la responsabilità civile della stessa per la perdita dei beni ad essa affidati, avvenuta durante il trasporto eseguite da un subvettore. La Corte d’appello ha concluso per la inoperatività della polizza, motivando la propria decisione con sette osservazioni, tutte scaturite da un unico errore:  avere confuso, a fronte di una polizza multirischio, la copertura contro i danni con quella della responsabilità civile.

La Corte d’appello ha innanzitutto affermato che il contratto copriva la responsabilità della Sicurtransport in veste di vettore solo per le cose dalla stessa trasportate: tale interpretazione è errata. Il contratto in questione copriva due rischi : a) il rischio di danno alle cose: e in questa parte era una assicurazione contro i danni alle cose trasportate; b) la responsabilità del vettore: e in questa parte era un’assicurazione della responsabilità civile. La polizza, dopo avere stabilito che essa copriva sia i danni alle cose, sia la r.c. del vettore, stabiliva all’art. 3 , quali fossero le “cose assicurate”. In questa clausola, rubricata per l’appunto “COSE ASSICURATE”, dopo l’elenco dei beni oggetto di copertura, si aggiungeva che i danni a tali beni sarebbero stati coperti solo se trasportati dall’assicurato. La Corte reggina ha dunque valorizzato questa clausola, per rigettare la domanda della Sicurtransport.

Ebbene, nell’assicurazione di responsabilità civile non ci sono, né sono concepibili, cose assicurate. L’assicurazione di responsabilità civile è un’assicurazione di patrimoni, non di cose. Pertanto l’art. 3 del contratto, là dove elencava le “cose assicurate”, e stabiliva che i danni alle stesse sarebbero stati coperti solo se trasportate direttamente dall’assicurato, era una clausola che per diritto poteva riferirsi solo ed esclusivamente alla copertura contro i danni, non anche alla copertura della responsabilità civile.

Sulla responsabilità per fatto altrui, id est del subvettore, egualmente i Giudici di appello hanno errato. Una cosa, infatti, è stabilire quale sia l’attività dell’assicurato potenzialmente fonte di danno a terzi, e come tale coperta dal contratto di assicurazione della responsabilità civile. Altra cosa è stabilire quali siano i soggetti che possano invocare di una copertura assicurativa stipulata per conto dii chi spetta. Affermare  che la responsabilità dei subvettori non era coperta dal contratto, equivale a dire che questi non avrebbero potuto Invocare la polizza direttamente nei confronti dell’assicuratore. Ma ciò lascia irrisolto l’altro problema, e cioè stabilire se la polizza, indiscutibilmente stipulata dal vettore a copertura della propria responsabilità, fosse limitata alla responsabilità diretta ex art. 1218 c.c., o coprisse anche quella c.d. “indiretta” ex art. 1228 c.c..

L’assicurazione di responsabilità civile stipulata per conto proprio copre il rischio di impoverimento del contraente; quella per conto altrui copre il rischio di impoverimento di persone diverse dal contraente, a prescindere dal fatto che quest’ultimo debba rispondere del loro operato. La distinzione tra assicurazione per conto proprio ed assicurazione per conto altrui non ha nulla a che vedere con quella tra assicurazione della responsabilità civile per fatto proprio e assicurazione della responsabilità civile per fatto altrui.

La distinzione tra assicurazione per conto proprio e per conto altrui si fonda sulla sussistenza o meno, in capo al medesimo soggetto, della qualità di contraente e di assicurato. La distinzione tra assicurazione (della responsabilità civile) per fatto proprio e per fatto altrui si fonda sul titolo della responsabilità dedotta ad oggetto del contratto.

La Corte d’appello ha affermato che il contratto, nel definire pattiziamente quali soggetti dovessero ritenersi i “dipendenti” dell’assicurato,  “non includeva tra essi i subvettori di cui quest’ultimo si fosse avvalso”.  Anche questa affermazione viola gli artt. 1362 e 1369 c.c., perché confonde l’assicurazione di cose e l’assicurazione di responsabilità civile.

In conclusione, il ricorso è fondato nella parte in cui lamenta la violazione, da parte della Corte d’appello, degli artt. 1362 e 1369 c.c..

Avv. Emanuela Foligno

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