L’esito negativo del controllo di ammissibilità dell’ATP per l’accertamento dei requisiti sanitari per il riconoscimento dell’invalidità civile non è censurabile in appello (Corte d’Appello di Bari, Sez. Lavoro, Sentenza n. 269/2021 del 26/02/2021-RG n. 2681/2017)

La beneficiaria dell’invalidità civile, con ricorso per accertamento tecnico preventivo obbligatorio ex art . 445 bis c.p.c. chiedeva al Tribunale del lavoro di Foggia la nomina di un CTU per la preventiva verifica delle condizioni sanitarie per il riconoscimento dell’invalidità civile di cui alla L. 118/1971 e di cui alla L. 102/2009 nella misura dell’80%, in luogo di quella del 50% già riconosciuta, e per l’ottenimento dei benefici previdenziali ed assistenziali connessi.

La ricorrente, dopo aver evidenziato di essere preside presso un Liceo Scientifico e di essere stata già in passato sottoposta a visita medica presso la competente Commissione Medica per l’invalidità civile, ha dedotto che:

  • in data 6 aprile 2014 otteneva il riconoscimento di un grado di invalidità pari al 50% per le patologie dalle quali all’epoca era affetto (“ipoacusia percettiva bilaterale media entità, s. fibromialgica, ostruzione cervicouretrale”);
  • nella stessa data, otteneva anche il riconoscimento della condizione di portatore di handicap ai sensi dell’art. 3, comma 1, della l. n. 104 del 1992;
  • coinvolto in un incidente stradale verificatosi il 19 maggio 2015, riportava lesioni consistenti in “Trauma Cranico commotivo con ematoma subdurale, fratture multiple del calcagno e piede destro con perdita di sostanza cutanea”;
  • con istanza del 12 giugno 2015 chiedeva di essere sottoposta a nuova visita medica per l’accertamento dell’intervenuto aggravamento presso la competente Commissione Medica per l’accertamento dell’invalidità civile. Analoga richiesta veniva formulata per il riconoscimento della condizione di portatore di handicap di cui alla L. 104 del 1992;
  • in relazione ad entrambe le domande la Commissione confermava la misura del 50% sia con riferimento alla domanda per il riconoscimento dell’aggravamento della invalidità che per la domanda di riconoscimento della condizione di portatore di handicap ai sensi e per gli effetti della L.104 del 1992.

Deduce, inoltre che i benefici previdenziali ed assistenziali, a fronte del riconoscimento della percentuale invocata dell’80%, consistono nel diritto a due mesi all’anno di contributi figurativi computabili a fini pensionistici a decorrere dalla data del riconoscimento per un massimo computabile fino a cinque anni di anticipo consentito ai sensi dell’art. 80, comma 3, della l. n. 388 del 2000 (beneficio conseguibile con il 75%), nonché il diritto alla pensione di vecchiaia anticipata con età minima per gli uomini di sessanta anni e sette mesi in ragione della speranza di vita a decorrere dal 1° gennaio del 2016 (conseguibile con l’80%).

Inoltre, ai sensi dell’art. 21 della l. n. 104 del 1992 la persona handicappata con un grado di invalidità superiore ai 2/3 avrebbe diritto alla scelta prioritaria tra le sedi disponibili e diritto al trasferimento a domanda in via preferenziale.

Ai sensi dell’art. 33, comma 5, della medesima legge, ancora, la persona handicappata in situazione di gravità potrebbe usufruire dei permessi di cui ai commi 2 e 3 (permessi di due ore al giorno o di tre giorni al mese), nonché di scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e di non essere trasferita senza il suo consenso.

Infine, altri vantaggi deriverebbero dall’esenzione dal pagamento di ticket sanitari per visite mediche, esami diagnostici e farmaci.

Il Tribunale di Foggia, dichiarava il ricorso improcedibile per carenza di preventiva domanda amministrativa.

La decisione viene impugnata.

L’Inps, non si costituisce in giudizio e viene dichiarato contumace.

L’appellante osserva che la prova della presentazione della domanda amministrativa è costituita dagli stessi provvedimenti della Commissione Medica, dai quali risulta che in data 12 giugno 2015 veniva presentata domanda amministrativa per il riconoscimento dell’invalidità civile e in data 5 maggio 2015 veniva presentata domanda ai sensi della L. 104 del 1992.

La Corte d’Appello ritiene il gravame inammissibile.

L’ammissibilità dell’ATP ex art. 445 bis c.p.c., ricorda la Corte, presuppone che l’accertamento Medico-Legale richiesto in vista di una prestazione previdenziale o assistenziale risponda ad una concreta utilità per il ricorrente, la quale potrebbe difettare ove siano manifestamente carenti, con valutazione prima facie, altri presupposti della predetta prestazione, al fine di evitare il rischio della proliferazione smodata del contenzioso sull’ accertamento del requisito sanitario.

Agli effetti dell’ammissibilità dell’ATP obbligatorio, il Giudice deve accertare sommariamente, nella verifica dei presupposti processuali, oltre alla propria competenza, anche la ricorrenza di una delle ipotesi per le quali è previsto il ricorso alla procedura prevista dall’art. 445 bis , nonché la presentazione della domanda amministrativa, l’eventuale presentazione del ricorso amministrativo e la tempestività del ricorso giudiziario.

In buona sostanza, il Giudice deve valutare l’utilità dell’accertamento medico richiesto al fine del riconoscimento del diritto soggettivo di cui l’instante si affermi titolare.

E la predetta utilità potrebbe mancare ove manifestamente carenti altri presupposti della prestazione previdenziale o assistenziale in vista della quale il ricorrente domanda l’ATP.

Il Giudice di primo grado ha -correttamente- effettuato tali verifiche ed è giunto alla conclusione che la nomina di un CTU per l’accertamento dei requisiti sanitari relativi alle prestazioni domandate fosse impedita sia dalla carenza di preventiva domanda (è il caso della contribuzione figurativa ex art . 80 della l. n. 388 del 2000 e del diritto alla pensione di vecchiaia anticipata), sia dall’inosservanza del termine decadenziale di cui all’art. 42 della l. n. 269 del 2003 (in relazione all’assegno d’invalidità civile ed alla condizione di portatore di handicap in situazione di gravità).

L’esito negativo del controllo di ammissibilità dell’istanza non implica che la relativa statuizione sia censurabile tramite appello, poiché la decisione emessa dal Tribunale di Bari riguarda non il diritto alle prestazioni cui la parte aspirava, ma la domanda diretta all’accertamento dei requisiti sanitari corrispondenti a ciascuna prestazione invocata.

Nel procedimento 445 bis cpc, l’accertamento del requisito sanitario relativo alle prestazioni è demandato in via esclusiva al Giudice nel cui circondario risiede l’attore, dinanzi al quale va proposta l’istanza di ATP, ovvero va instaurato il successivo giudizio di cognizione conseguente alla dichiarazione di dissenso di una delle parti. Anche questo giudizio ha per oggetto non già il diritto alla prestazione, ma sempre il solo requisito sanitario ed è destinato a concludersi con sentenza inappellabile.

L’ appellante, per tali ragioni, non può pretendere che la Corte d’Appello proceda all’accertamento delle condizioni sanitarie concernenti le prestazioni richieste, trattandosi di accertamento riservato in via esclusiva al Giudice del tribunale sia tramite l’omologa conseguente all’assenso delle parti, sia all’esito del giudizio successivo al dissenso, il cui thema decidendum resta confinato al solo requisito già oggetto dell’ATP, con esclusione di tutti gli altri elementi extrasanitari che compongono la fattispecie.

In conclusione, la Corte di Appello di Bari, Sezione lavoro, dichiara inammissibile l’appello ; nulla dispone in ordine alle spese di appello; dà atto della sussistenza dei presupposti per l’applicazione dell’art. 13, comma 1 quater , del D.P.R. n. 115 del 2002, in materia di versamento dell’ulteriore importo del contributo unificato.

Avv. Emanuela Foligno

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