Confermata la condanna del titolare di una Srl che era stato condannato per il mancato versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti

Era stato condannato in primo grado a 18 mesi di reclusione e 600 euro di multa per il mancato versamento all’INPS delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, per un importo complessivo di 19.911 euro. La pena era poi stata rideterminata in sede di appello in due mesi di reclusione e 200 euro di multa, previa esclusione della circostanza aggravante contestata e concessione delle circostanze attenuanti generiche.

Il titolare della Srl decideva di impugnare la decisione di secondo grado davanti alla Suprema Corte, lamentando che la Corte territoriale avesse erroneamente ritenuto la corresponsione delle retribuzioni, sulle quali le ritenute dovevano essere operate, senza valutare la documentazione relativa al fallimento che aveva colpito l’azienda. Deduceva, inoltre, che non era stata tenuta nel debito conto, a fini di una pronuncia assolutoria per insussistenza dell’elemento soggettivo, la circostanza che il mancato versamento era dovuto ad una obiettiva carenza di mezzi economici, causata dalla grave ed improvvisa crisi economica che aveva colpito l’azienda fino a condurla, appunto, al fallimento.

La Cassazione, tuttavia, con l’ordinanza n. 20089/2020 ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato.

La Corte territoriale, infatti, aveva valutato la documentazione relativa al fallimento “e ne aveva congruamente motivato l’irrilevanza ai fini della prova della effettiva corresponsione ai dipendenti, rimarcando come le ammissioni al passivo, quali creditori, anche di vari lavoratori dipendenti non erano riferite ai periodi oggetto di contestazione né, in ogni caso, alla integralità delle retribuzioni”.

I Giudici Ermellini hanno poi evidenziato che il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti “è integrato, siccome è a dolo generico, dalla consapevole scelta di omettere i versamenti dovuti, sicché non rileva, sotto il profilo dell’elemento soggettivo, la circostanza che il datore di lavoro attraversi una fase di criticità e destini risorse finanziarie per far fronte a debiti ritenuti più urgenti o abbia deciso di dare preferenza al pagamento degli emolumenti ai dipendenti”. Il Collegio distrettuale, facendo buon governo di tale  principio di diritto, aveva evidenziato, con argomentazioni congrue e logiche, che la situazione di difficoltà economica in cui versava la società non escludeva la rilevanza penale della condotta, emergendo la consapevolezza della scelta di omettere i versamenti dovuti.

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