L’uomo, scivolato nell’androne del condominio, invoca il risarcimento dei danni subiti in quanto, a suo dire, la caduta sarebbe stata provocata dall’applicazione della cera sul pavimento (Tribunale di Genova, Sez. II, Sentenza n. 74359/2021 del 28-11-2021)

Il Tribunale ligure precisa “L’insidia è uno stato di fatto, che, per la sua oggettiva invisibilità e per la sua conseguente imprevedibilità, integra una situazione di pericolo occulto. Tale situazione, pur assumendo grande importanza probatoria, in quanto può essere considerata dal giudice idonea a integrare una presunzione di sussistenza del nesso eziologico con il sinistro e della colpa del soggetto tenuto a vigilare sulla sicurezza del luogo, non esime il giudice dall’accertare in concreto la sussistenza di tutti gli elementi previsti dall’art. 2043 c.c.; ne consegue che la concreta possibilità per il danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza l’anomalia, vale ad escludere la configurabilità dell’insidia e della conseguente responsabilità del soggetto tenuto a vigilare sulla sicurezza del luogo”.

In applicazione di tale principio, viene rigettata la richiesta di risarcimento danni ex art. 2043 c.c. di un uomo, scivolato nell’androne del condominio, rilevando che non fosse configurabile nello stato dei luoghi descritto dal danneggiato, alcuna anomalia non visibile né prevedibile, ovvero, tale da determinare una situazione di pericolo occulto equiparabile alla insidia.

Nello specifico, il Tribunale evidenzia che il trattamento di ceratura dei pavimenti condominiali, avveniva un mese prima del sinistro e che, comunque, la vittima deve provare l’insidia dello stato dei luoghi ai fini della sussistenza dell’elemento della pericolosità, sotto il profilo dell’anomalia non visibile né prevedibile.

Il danneggiato non ha fornito la prova della presenza dell’insidia del luogo del sinistro.

Il danneggiato, a seguito della caduta per via di uno strato di cera che, a suo dire, aveva reso scivoloso il pavimento cita a giudizio il Condominio invocando il risarcimento dei danni per le lesioni subite a seguito dell’evento.

Il condominio, invece, contesta qualsivoglia responsabilità e chiede la chiamata in causa della Assicurazione e della Impresa addetta alle pulizie dell’edificio condominiale.

L’Impresa di pulizie, nel costituirsi in giudizio, contesta con fermezza la domanda deducendo che il trattamento di ceratura veniva posto in essere un mese prima del lamentato sinistro.

Il Tribunale sottolinea che il danneggiato non invoca la responsabilità per custodia ex art. 2051 c.c., e dunque, posto che l’insidia è uno stato di fatto, che, per la sua oggettiva invisibilità e per la sua conseguente imprevedibilità, integra una situazione di pericolo occulto, l’azione proposta viene ritenuta azionata ai sensi dell’art. 2043 c.c..

Tale circostanza, come noto, presuppone la sussistenza di una condotta illecita, della ingiusta lesione di un interesse tutelato dall’ordinamento, del nesso causale tra la prima e la seconda e la sussistenza di un concreto pregiudizio patito dal titolare dell’interesse leso.

Il richiamo all’insidia, ribadisce il Tribunale, “si collega a una figura sintomatica di colpa che pur assumendo grande importanza probatoria, in quanto può essere considerata dal giudice idonea a integrare una presunzione di sussistenza del nesso eziologico con il sinistro, e della colpa del soggetto tenuto a vigilare sulla sicurezza del luogo, non esime il giudice dall’accertare in concreto la sussistenza di tutti gli elementi previsti dall’art. 2043 Cc”.

Ribaditi tali principi, non risulta accertato che il pavimento condominiale fosse scivoloso per l’inceratura, posata da circa un mese.

Oltre a ciò, il danneggiato, risiedendo nell’immobile ben conosceva i luoghi, e dunque dal trattamento di inceratura, aveva percorso più volte il tragitto di uscita dall’edificio.

Dirimente, ad ogni modo, la circostanza della mancata prova degli elementi costitutivi dell’insidia, e della conseguente pericolosità del pavimento dell’atrio condominiale, sotto il profilo della non visibilità e non prevedibilità dell’anomalia.

La domanda viene respinta con addebito delle spese di lite in capo al danneggiato.

Avv. Emanuela Foligno

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