Sepsi da meningococco, quinto caso in Lombardia nell’ultimo mese

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sepsi da meningococco

Gli accertamenti hanno confermato la sepsi da meningococco per un ragazzo di 16 anni le cui condizioni, tuttavia, sarebbero in miglioramento. La Regione invita a evitare allarmismi

Salgono a cinque i casi di sepsi da meningococco registrati nel giro di un mese nelle province di Bergamo e Brescia. L’ultimo ad essere colpito è stato un ragazzo di 16 anni, ricoverato all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo con febbre alta e problemi respiratori. I risultati degli esami svolti, compreso il prelievo del liquor, hanno confermato l’infezione. Il giovane è originario dello stesso Paese in cui lavorava una delle due donne morte tre giorni fa a Brescia per la stessa causa.

In questo caso, invece, le condizioni del paziente, ricoverato in Terapia intensiva, sarebbero in miglioramento. Fuori pericolo anche le altre due persone, un 36enne e una studentessa di 16 anni, che erano stati colpiti dalla sepsi.

La Regione Lombardia, per far fronte alla situazione, ha deciso di mettere in campo un’azione strategica articolata, con l’ampliamento dell’offerta vaccinale gratuita per i cittadini fino a 60 anni e l’apertura di ambulatori straordinari per le vaccinazioni. Inoltre nei comuni dei cittadini colpiti dall’infezione e in quelli limitrofi, si è pensato di garantire la possibilità ai Medici di Medicina Generale, contattati direttamente dalle ATS di riferimento, di vaccinare gratuitamente i propri assistiti contro il Meningococco.

Ieri, un vertice straordinario svoltosi in Prefettura in seguito all’ultimo caso, oltre all’istituzione di un bollettino giornaliero e un canale dedicato per condividere anzitutto con i sindaci tutte le informazioni di cui necessitano.

L’Assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, ha poi fatto sapere che le scuole resteranno aperte.

Nelle materne, infatti, il 93% dei bimbi è già stato vaccinato e si è raggiunta l’immunità di gregge. Con riferimento alle superiori, invece, è stato deciso che saranno vaccinati i ragazzi e il personale che abitano negli ambiti interessati.

Il rappresentante della Giunta lombarda, inoltre, ha riportato una nota in cui il direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Gianni Rezza, ha sottolineato che non c’è motivo di panico o allarme generalizzato. Il rischio di un’epidemia su larga scala, infatti, sarebbe molto basso, perché si sta intervenendo in modo rapido e massivo. Giusto mantenere alta l’attenzione, quindi, anche perché sarebbe impossibile escludere il verificarsi di altri casi finché le vaccinazioni in atto non daranno i loro effetti. Ma, secondo Rezza, mettendo in atto una vaccinazione di massa, il focolaio si può circoscrivere.

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