L’uomo è stato ritenuto colpevole in base all’articolo 591 del codice penale

Otto mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. E’ la pena stabilita dal Tribunale Penale di Firenze nei confronti di un uomo ritenuto colpevole per il reato di “abbandono di persone minori o incapaci”, disciplinato dall’articolo 591 del codice penale. Il processo aveva visto imputati entrambi i figli di una signora affetta da “psicosi cronica con deficit cognitivo”. I due erano accusati di aver abbandonato l’anziana madre, omettendo di assisterla, nonostante l’intervento dei Carabinieri, cui la donna si era rivolta “in preda ad un delirio di persecuzione”. Inoltre, non si erano nemmeno mai attivati per “fornire alla madre il necessario conforto e supporto”. La signora viveva isolata ed in stato di degrado materiale e morale, e i figli si sarebbero totalmente disinteressati di lei , senza andarla periodicamente a trovare e omettendo anche di provvedere alla tutela della dignità dei luoghi in cui l’anziana risiedeva, lasciati in condizioni di estremo degrado.

Secondo il Tribunale, appariva evidente dalla documentazione medica prodotta che la donna si trovasse in una situazione di “debolezza fisica e psichica”. Proprio rispetto a tali condizioni i giudici hanno ritenuto di dover misurare l’obbligo di garanzia cui erano tenuti i figli. Infatti, il reato previsto dall’articolo 591 del codice penale, consiste “nell’abbandono volontario e consapevole, con conseguente esposizione a pericolo, della persona incapace, da parte dell’agente, gravato dell’obbligo giuridico di cura e latu sensu custodia”.

Alla luce di tali principi, il Tribunale ha assolto uno dei due figli poiché aveva quantomeno richiesto la nomina di un amministratore di sostegno per la madre e aveva mantenuto contatti informativi con i servizi sociali, andando anche a far visita all’anziana madre mentre questa era ricoverata presso il reparto di psichiatria dell’ospedale. L’altro figlio, invece, pur essendo ben a conoscenza delle condizioni di incapacità psichica della madre, non si era mai interessato delle sue condizioni, né presso i servizi sociali, né durante il ricovero in ospedale. Inoltre aveva giustificato la propria assenza e il proprio disinteresse, basandosi unicamente sulla considerazione che era sua moglie a non voler in casa la suocera. Di conseguenza, essendo “pacificamente provata la totale omissione di condotte di protezione da parte sua”, il Tribunale ha ritenuto di doverlo condannare “per avere violato il dovere di custodia e assistenza ex art. 591 co.1, aggravato dalla relazione parentale ex comma 4”.

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