Sicurezza stradale e prevenzione. In un Paese dove la prima causa di morte per le persone sotto i 40 anni è data dagli incidenti stradali, la prevenzione risulta essere l’unica arma di salvezza. I dati parlano chiaro: su 250 mila incidenti in cui sono coinvolti i giovani, ci sono 7 mila morti e 330 feriti gravi. Di questi ben 20 mila  rimangono invalidi.

In questo ambito, il ruolo delle scuole guida risulta fondamentale. Bisogna utilizzare le competenze delle autoscuole per un ruolo che vada al di là della tradizionale “scuola per acquisire le conoscenze necessarie per conseguire la patente di guida”. Queste strutture, grazie alla distribuzione capillare sul territorio, al contatto con un target mirato, alla collaborazione già in atto con le strutture scolastiche, con le forze dell’ordine e con le amministrazioni e istituzioni locali, alla capacità di dialogo con le realtà del proprio territorio, sono uno strumento particolarmente efficace alla diffusione d’informazioni scientifiche e di messaggi di sensibilizzazione finalizzati alla costruzione di una nuova cultura della strada basata su una corretta educazione alla salute e alla legalità.

Bisogna però vedere il tema della “sicurezza stradale” come un macrofenomeno e quindi composto da più parti. Il Direttore Centrale della Polizia Stradale, Roberto Sgalla, in occasione della presentazione del libro “Sicurezza stradale, i 50 gol più belli” scritto da Vincenzo Borgomeo, ha per esempio sottolineato il problema della riscossione dei pagamenti delle sanzioni. A riguardo, basti pensare che ogni anno circa 4 milioni di persone non pagano le sanzioni ricevute.  Per Sgalla bisogna risolvere anche il problema della mancanza di procedure e norme adeguate per tutti coloro che violano i sistemi automatici e di controllo a distanza, per i quali non avviene il fermo immediato del veicolo.

La proposta

Come sottolinea Alda Minucci, Presidente della Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale, oltre al danno umano, gli incidenti stradali costano alla collettività circa 25 miliardi di euro l’anno, quasi 2 punti di PIL. Per Minucci, lo Stato, per quanto riguarda il settore stradale, dovrebbe ampliare la propria concezione economico – finanziaria e riflettere sulla spesa non come un costo ma come un investimento, in modo da avere un ritorno nel medio termine.

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