Gli Ermellini ritengono inammissibile il ricorso della Compagnia assicuratrice in quanto la polizza in questione provoca significativi squilibri di diritti ed obblighi tra le parti contrattuali (Cass. Civ., Sez. VI., Ordinanza n. 34950 del 17 novembre 2021, Pres. Enrico Scoditti, Rel. Stefano Giaime Guizzi, Cons. Marco Rossetti, Cons. Paolo Porreca)

La vicenda approdata in Cassazione riguarda una clausola, inserita nella polizza assicurativa, in forza della quale, “in caso di riparazione del veicolo presso officina non convenzionata con l’assicuratore, la garanzia risultava prestata con scoperto del 15%, franchigia € 600,00 e massimo risarcimento € 2.000 per sinistro e comunque per anno assicurato'”.

La Suprema Corte chiarisce i contorni del risarcimento in forma specifica inserito nelle polizze assicurative e sottolinea che tali clausole sono del tutto estranee all’istituto citato e che sono vessatorie le disposizioni contrattuali che prevedono una liquidazione ridotta del danno all’auto a sfavore dell’assicurato che si rivolge alla carrozzeria di libera scelta.

Nei contratti assicurativi vi sono svariate limitazioni risarcitorie (massimali, franchigie o scoperti) che riducono, di fatto, l’indennizzo al contraente che intende riparare il proprio veicolo in una carrozzeria di libera scelta.

Tali pattuizioni richiamano erroneamente l’istituto del risarcimento in forma specifica.

Verificato il sinistro e il danno al veicolo, ridurre o eliminare l’indennizzo in relazione alla legittima scelta del danneggiato di riparare, o meno, lo stesso o alla scelta della carrozzeria costituisce una illegittima limitazione della responsabilità dell’assicuratore connotata dal disvalore di cui all’art. 33 comma 2 lettera t) Cod. Cons.

L’utilizzo di tali clausole è presente anche nei contratti relativi alla materia della RC auto.

Ebbene, con la decisione a commento la Suprema Corte ha chiarito l’illegittimità di ogni riduzione dell’indennizzo connessa esclusivamente alla circostanza che il danneggiato abbia riparato il mezzo presso una carrozzeria non convenzionata.

Nulla ha a che fare tali prassi contrattuale con il risarcimento in forma specifica, si tratta infatti di previsioni illegittime contenenti una limitazione della facoltà del danneggiato di scegliere il proprio riparatore e di contrarre con lui il negozio giuridico relativo alla riparazione.

Il Codice del Consumo all’art 33 n. 2 lettera t) inibisce pattuizioni limitative del diritto del consumatore di contrarre con terzi, e in tal senso correttamente si pronunciava il Giudice di primo grado nella vicenda in esame.

Gli Ermellini ritengono inammissibile (quindi confermano la decisione del Tribunale di Torino impugnata) il ricorso in quanto la polizza assicurativa in questione provoca significativi squilibri di diritti ed obblighi tra le parti contrattuali.

La vicenda processuale riguarda una carrozzeria, cessionaria del credito per l’indennizzo relativo ai danni vandalici subiti ad un veicolo e la Compagnia assicuratrice del veicolo medesimo.

L’officina prescelta dal proprietario del veicolo non era tra quelle “convenzionate” e la Compagnia, facendo riferimento alle clausole contenute nel contratto di assicurazione, indennizzava la minore somma di euro 2.000,00 quale massimale previsto in caso di riparazione presso officina non convenzionata, al posto dell’importo di euro 3.700,00.

Il Giudice di Pace di Torino respingeva la domanda dell’officina e il Tribunale, adito in appello, dichiarava ai sensi dell’art. 36 Cod. Cons. la nullità della pattuizione poiché non rispettosa del dettato di cui all’art. 33 Cod. Cons., condannando l’Assicurazione al pagamento della differenza ancora dovuta.

Il Tribunale di Torino chiariva: “… dal punto di vista del rischio garantito (nella sua dimensione causale, spaziale, temporale) la situazione è identica; l’unica differenza è costituita da un elemento estrinseco ai suddetti aspetti, consistente nell’individuazione della carrozzeria incaricata della riparazione……..laddove sia applicabile la disciplina di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, per il fatto di determinare, a carico del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto…. anche una clausola in astratto riconducibile all’individuazione/specificazione del rischio garantito possa, in un contratto concluso tra professionista e consumatore, essere reputata vessatoria e quindi nulla ove, malgrado la buona fede, determini a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto”.

Ed ancora “la clausola in esame (nella parte in cui disciplina in modo diverso e pregiudizievole per l’assicurato l’indennizzabilità del danno da atto vandalico in caso di riparazione eseguita presso impresa non convenzionata con la compagnia assicurativa) è vessatoria ex art. 33 D.lgs. 206/2005, in quanto determina a carico del consumatore un significativo squilibrio degli obblighi derivanti dal contratto, se si considera che:- il diverso trattamento dipendente dalla scelta della carrozzeria è all’evidenza correlato solo ad un interesse della compagnia assicurativa, non potendo ravvisarsi un interesse del cliente consumatore a vedere limitata la propria libertà di contrattazione e di libera scelta nell’ambito delle offerte di mercato; – dal contratto non si evincono elementi per ritenere che il suddetto interesse, la cui attuazione è oggettivamente svantaggiosa per il consumatore anche soltanto in termini di restrizione della libertà contrattuale, sia in qualche modo controbilanciato da una tariffa o da altre condizioni di vantaggio per l’assicurato (nel caso di specie la garanzia accessoria atti vandalici non prevede, invero, alcun tipo di sconto); – il differente trattamento dipendente esclusivamente dalla scelta di una carrozzeria non convenzionata è di entità tale da determinare, per ogni sinistro, non solo l’incremento del 50% quanto allo scoperto e del 100% quanto alla franchigia, ma altresì, in concreto: a) la non indennizzabilità di tutti i sinistri successivi al primo nell’arco dello stesso anno (indennizzabili invece in caso di scelta di una carrozzeria “convenzionata”); b) la non indennizzabilità anche dell’ “unico sinistro” per la parte di danno superiore ai 2.000,00 euro, nonostante il mancato superamento del limite costituito dal valore dichiarato, pari ad € 13.700,00; …….- non si ravvisano, né sono state specificamente allegate circostanze che, sulla base di un’interpretazione del contratto secondo buona fede, giustifichino il rilevante (sino alla totale esclusione dell’indennizzabilità per i sinistri successivi al primo nell’arco dell’anno) sacrificio dei diritti del consumatore (sacrificio neppure correlato alla violazione di un obbligo espressamente enunciato in contratto) a fronte dell’interesse del professionista a concentrare le riparazioni presso le imprese di sua fiducia”.

La vicenda approda in Cassazione, ove la Compagnia lamenta la errata applicazione dell’art. 1341 c.c. e dell’art. 33 Cod. Cons.

La Cassazione conferma lo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto di assicurazione -evidenziato dal Giudice torinese- e precisa che “il diverso trattamento dipendente dalla scelta della carrozzeria è all’evidenza correlato solo ad un interesse della compagnia assicurativa, comportando una limitazione della libertà di contrattazione del consumatore, non controbilanciato da una tariffa o da altre condizioni di vantaggio per l’assicurato”.

In definitiva, ogni previsione contrattuale che limiti, riduca o escluda la responsabilità dell’assicuratore sulla base di avvenimenti o comportamenti estranei e/o successivi all’evento dannoso, inteso nei suoi elementi costitutivi e materiali, non costituisce una specificazione del rischio garantito, ma limita la responsabilità dell’assicuratore, introducendo dei limiti all’obbligo di risarcimento del danno già sorto e definito nella sua entità di fatto e di diritto.

Avv. Emanuela Foligno

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