Accolto il ricorso di una donna che, percorrendo una strada in bici, aveva riportato una ferita in seguito all’urto con lo sportello aperto di un’auto parcheggiata

Assolta per non aver commesso il fatto. E’ il verdetto con cui il Tribunale, pronunciandosi in sede di appello, aveva riformato la sentenza con cui il Giudice di pace aveva riconosciuto la responsabilità dell’imputata, accusata di lesioni colpose per aver aperto colpito, aprendo lo sportello della sua automobile, una donna che sopraggiungeva in bicicletta.

Più specificamente, secondo la ricostruzione emersa dal primo grado di giudizio, la parte lesa stava percorrendo sul mezzo a due ruote un tratto in leggera salita; sulla destra era parcheggiata l’autovettura dell’imputata, nonostante l’esistente divieto di parcheggio. In conseguenza dell’urto la donna in bici aveva riportato una ferita al volto che era stata suturata in pronto soccorso.

Ad avviso del Giudice di secondo grado, invece, anche sulla base di quanto riportato da un testimone, l’impatto era avvenuto con lo sportello del veicolo già aperto, senza che quindi fosse identificabile una condotta colposa dell’imputata, anche tenuto conto della ampiezza della sede stradale nel tratto interessato all’accadimento.

Nell’impugnare tale decisione per cassazione, la ricorrente eccepiva  che il Tribunale non avesse espresso le proprie valutazioni in ordine alla documentazione presente nel fascicolo processuale e segnatamente al modulo di constatazione amichevole, alle foto e alla planimetria prodotti dai vigili urbani. In particolare la persona offesa osservava la sua ricostruzione – secondo la quale lo sportello dell’auto si era aperto mentre ella percorreva la strada alla guida della bicicletta – trovava riscontro nel modulo di costatazione amichevole redatto dalla stessa imputata nell’immediatezza del fatto nonché nella particolare conformazione della strada, che in quel tratto subiva un restringimento. La dichiarazione del testimone, peraltro, sarebbe stata poco credibile, come già ritenuto dal Giudice di pace, in quanto in due dichiarazioni successive aveva offerto ricostruzioni non esattamente coincidenti.

La Suprema Corte, con la sentenza n. 5321/2020 ha ritenuto di accogliere il ricorso, in quanto fondato.

Per i Giudici Ermellini, effettivamente,  il Tribunale non aveva dato alcun peso alla ricostruzione dell’accaduto contenuta nel modulo di constatazione amichevole allegato al ricorso, nel quale era riportata la testuale affermazione ‘sportello che si apriva’ a miglior dettaglio del disegno (recante in calce la forma delle due conducenti) che riproduceva l’autovettura con lo sportello aperto e la direzione di marcia della bicicletta.

Inoltre, la sentenza impugnata presentava, più in generale, la totale assenza di confronto con le scansioni argomentative sviluppate dal Giudice di pace. Pertanto la motivazione resa dal giudice di secondo grado finiva con il prescindere da dati probatori che pure avevano avuto credito presso il primo giudice, evidentemente inducendolo a ritenere credibile la persona offesa, senza peraltro esplicitare le ragioni per le quali gli stessi dati non assumevano rilievo o erano considerati recessivi rispetto ad altri. Da li la decisione di annullare la sentenza impugnata, ai fini civili, con rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello

La redazione giuridica

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