Nessuna responsabilità per il Comune nel caso di un Suv incastrato in una strada stretta di un borgo medievale

Se con una autovettura troppo grande ci si avventura in una strada stretta non si può dare la colpa al Comune. Lo ha detto la Suprema Corte di Cassazione nella sentenza n. 19116/2020 della VI sezione civile.

La storia è semplice. Un uomo intendeva recarsi a cena fuori e per arrivare al ristorante si avventurava con il suo SUV in una stretta stradina medievale, ove rimaneva incastrato ed era costretto ad effettuare una scomoda e faticosa retromarcia.

Ripensando meglio al disagio subìto, decideva di convenire in giudizio il Comune per ottenere il risarcimento dei danni.

Lamentava parte attrice che “non era segnalato il pericolo insito nella conformazione della strada, né l’impossibilità, da parte di un veicolo omologato e di normali dimensioni, di percorrerla per intero”.

I giudici di merito ritenevano che il disagio fosse dovuto a fatto e colpa dell’automobilista e che in ragione di questo nessuna responsabilità fosse in capo al Comune.

L’uomo, tuttavia, non soddisfatto degli esiti dei primi due gradi di giudizio, si rivolgeva alla Suprema Corte di Cassazione, lamentando che in aggiunta alla mancanza di alcuna segnaletica al momento del fatto, dovesse rilevarsi che, successivamente, era stata apposta. Questo, sosteneva il ricorrente nel ricorso, doveva essere considerato un chiaro indizio della responsabilità del Comune.

La Corte di legittimità respingeva ogni pretesa del ricorrente e commentava così il fatto: “la ristrettezza della carreggiata della stradina appare da subito evidente per gli utenti che intendano immettervisi, come pure è evidente l’andamento in discesa della strada. Evidenti sono pure, per chi decida comunque di inoltrarvisi, le strettoie e le curve a gomito“.

                                                                       La redazione giuridica

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