Tra il 2000 e il 2017 il tasso di taglio cesareo nei Paesi Ocse è aumentato dal 20% al 28%. Nel nostro Paese rimane tra i più alti del vecchio continente, nonostante un sensibile rallentamento negli ultimi cinque anni

In Italia, i tassi di taglio cesareo rimangono tra i più alti d’Europa, nonostante una significativa diminuzione negli ultimi anni. È quanto emerge dal Rapporto Ocse Health Statistics 2019. “Il taglio cesareo – si legge nel documento – può essere una procedura salvavita e necessaria. Tuttavia, il parto cesareo continua a provocare un aumento della mortalità materna, morbilità materna e infantile e maggiori complicazioni per le consegne successive. Ciò solleva preoccupazioni sul crescente tasso di taglio cesareo eseguito nei paesi dell’Ocse dal 2000, in particolare tra le donne a basso rischio di parto complicato che hanno il loro primo bambino con taglio cesareo per motivi non medici”. 

Nel 2017, i tassi di taglio cesareo rimangono più bassi nei paesi nordici (Islanda, Finlandia, Svezia e Norvegia), Israele e Paesi Bassi, con valori compresi tra il 15% al ​​17% di tutte le nascite. All’estremo oppostosi collocano  Corea, Cile, Messico e Turchia, con tassi che vanno dal 45% al ​​53% di tutte le nascite. 

Nei Paesi Ocse, i tassi sono aumentati nel nuovo millennio, con una media che è passata dal 20% nel 2000 al 28% nel 2017. La crescita, tuttavia, è rallentata negli ultimi cinque anni.

Le variazioni nei tassi di taglio cesareo nei diversi paesi sono state attribuite a una serie di fattori.

Tra questi: gli incentivi finanziari, le preoccupazioni in materia di responsabilità per negligenza, le differenze nella disponibilità e nella formazione di ostetriche e infermiere e la percentuale di donne che accedono alle cure private di maternità. Ad esempio, negli ospedali privati si tenderebbe a eseguire più tagli cesarei rispetto agli ospedali pubblici. 

“Inoltre –spiega ancora l’Ocse – esistono divergenze nelle preferenze delle donne per un taglio cesareo per un parto sano in tutti i paesi, che può essere collegato alle disposizioni istituzionali del sistema sanitario materno e alle attitudini culturali verso il lavoro e la nascita. Ad esempio, in Islanda, il tasso di preferenza per un taglio cesareo nel contesto di un parto sano è stato del 9,2% delle donne, rispetto al 16% in Australia”.

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