Termine prescrizionale della denuncia di malattia professionale (Cassazione civile, sez. VI,  dep. 17/01/2022, n.1299).

Termine prescrizionale della denuncia di malattia professionale derivante dalla nocività dell’ambiante di lavoro.

La Corte d’Appello di Milano accoglieva l’impugnazione degli eredi del lavoratore deceduto, e in riforma della pronuncia di primo grado, condannava la società datrice al risarcimento del danno differenziale da malattia professionale e al pagamento delle spese di lite del doppio grado di giudizio.

La Corte territoriale riteneva che il termine prescrizionale decorresse dal 3.8.2004, data in cui l’INAIL accertava la natura professionale della malattia denunciata, e che per la particolare natura della patologia (neoplasia), la conoscenza del danno non potesse situarsi in epoca anteriore, sicché prima della suddetta data non era possibile per il lavoratore agire in via risarcitoria nei confronti del datore di lavoro.

Inoltre, i Giudici d’Appello hanno sottolineato, che non può fondarsi alcuna presunzione assoluta di conoscenza della origine professionale della malattia dalla denuncia presentata all’INAIL (v. Corte Cost. n. 206 del 1988) e che la consapevolezza da parte dell’assicurato dell’origine professionale della patologia deve essere desunta da elementi obiettivi, in grado di far ritenere la conoscibilità della eziologia professionale della malattia manifestatasi, essendo irrilevante il soggettivo convincimento dell’assicurato.

Il datore di lavoro ricorre in Cassazione lamentando la errata decorrenza del termine prescrizionale. In particolare, il datore sostiene che il lavoratore, al momento del rilascio del primo certificato di malattia professionale era in grado di riconoscere la possibile origine professionale della patologia di carcinoma uroteliale.

Le censure sono infondate.

La manifestazione del danno da malattia professionale, rilevante quale “dies a quo” per la decorrenza del termine prescrizionale, sia ai fini delle prestazioni Inail, sia ai fini del danno differenziale, deve ritenersi verificata quando la consapevolezza circa l’esistenza della malattia, la sua origine professionale sono desumibili da eventi oggettivi ed esterni alla persona dell’assicurato.

Occorre, in altri termini, la certezza dell’esistenza dello stato morboso, o della sua conoscibilità da parte del lavoratore, in relazione anche alla sua eziologia professionale e al raggiungimento della misura minima indennizzabile.

E’ già stato precisato che la manifestazione del danno da cui decorre il termine prescrizionale è comprensiva anche della conoscenza della causa professionale della lesione.  Le Sezioni Unite, difatti,  hanno enunciato i principi della conoscibilità del danno e della “rapportabilità causale”, specificando che tali principi non aprono la strada alla rilevanza della mera conoscibilità soggettiva del danneggiato.

La conoscibilità deve essere saldamente ancorata a due parametri oggettivi, uno interno e l’altro esterno al soggetto leso ovvero, rispettivamente, la ordinaria diligenza ed il livello di conoscenze scientifiche dell’epoca. In relazione al soggetto leso, l’ordinaria diligenza si esaurisce nel portarsi presso una struttura sanitaria per gli accertamenti sui fenomeni patologici avvertiti, mentre l’elemento esterno va apprezzato in relazione alla comune conoscenza scientifica che era ragionevole richiedere, in una data epoca in merito alla patologia manifestatasi, ai soggetti cui la persona lesa si è rivolta o avrebbe dovuto rivolgersi.

Ebbene, la sentenza della Corte d’Appello impugnata si è attenuta a tali principi ed ha correttamente escluso l’esistenza di una presunzione assoluta di verificazione della malattia professionale nel giorno di presentazione della denuncia.

E’ del tutto ragionevole ritenere che la presentazione della domanda amministrativa non costituisce un indice univoco della consapevolezza del lavoratore sulla natura professionale della malattia diagnosticata, consapevolezza acquisita, invece, solo a seguito dell’accertamento da parte dell’Istituto.

Il ricorso viene respinto con condanna alle spese di lite e viene dunque confermato che il termine prescrizionale decorre dalla consapevolezza accertata della origine professionale della patologia.

Avv. Emanuela Foligno

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