La Cassazione chiarisce il perimetro all’interno del quale deve essere verificata la sussistenza della condizione di abbandono quale presupposto per l’adozione dei minori

In tema di adozione dei minori, il presupposto della la situazione d’abbandono sussiste non solo nelle ipotesi di rifiuto intenzionale dell’adempimento dei doveri genitoriali, ma anche qualora la situazione familiare sia tale da compromettere in modo grave lo sviluppo psico-fisico del bambino.  

Lo ha chiarito la Corte di Cassazione sez. I Civile, con l’ordinanza n. 32412/2019 pronunciandosi sul ricorso della madre contro la sentenza del Giudice d’appello che, confermando la pronuncia di primo grado, dichiarava lo stato di adottabilità del figlio, nato dall’unione con un cittadino di nazionalità inglese.

In particolare, la Corte territoriale, confermando le valutazioni espresse dal primo giudice, all’esito di consulenza tecnica neuropsichiatrica, aveva sostenuto che il minore, affetto da disturbo del linguaggio associato ad alterazioni del ritmo dovuto alla sua storia clinica, ma anche a fattori ambientali, in primis la situazione della madre, rischiava di essere privo di assistenza morale e materiale da parte di quest’ultima, vulnerabile ed affetta da una ormai “stratificata” incapacità di svolgere in maniera adeguata la funzione genitoriale, senza che fossero emersi progetti educativi genitoriali effettivi e concreti.

Peraltro, il minore, sin dalla collocazione nella casa-famiglia ed anche nel nuovo contesto familiare in cui era stato inserito, aveva dimostrato un miglioramento generale.  

Nel ricorrere per cassazione la madre lamentava, tra gli altri motivi, l’omesso esame, ex art. 360 c.p.c., n. 5, di fatto decisivo in relazione alla mancata valutazione del prioritario diritto del minore di vivere con i genitori e di essere cresciuto nell’ambito della famiglia d’origine, in una situazione in cui difettava lo stato di abbandono del minore, avendo la madre soltanto attraversato un difficile periodo, transitorio, di fragilità emotiva, determinato dal violento allontanamento del piccolo “in un periodo in cui Ella si trovava ad assistere la madre, gravemente malata, sino alla dipartita di essa”.

La Suprema Corte, tuttavia, ha ritenuto inammissibile tale censura ricordano il perimetro all’interno del quale deve essere verificata la sussistenza della condizione di abbandono per l’adozione dei minori. Nello specifico i Giudici Ermellini affermano che deve trattarsi di una situazione non derivante esclusivamente da condizioni di emarginazione socio economica, fondata su un giudizio d’impossibilità morale o materiale caratterizzato da stabilità ed immodificabilità, quanto meno in un tempo compatibile con le esigenze di sviluppo psicofisico armonico ed adeguato del minore, non dovuta a forza maggiore o a un evento originario derivante da cause non imputabili ai genitori biologici, non determinata soltanto da comportamenti patologici ma dalla verifica del concreto pregiudizio per il minore (Cass. 7193 del 2016).

Inoltre, la Cassazione ha ribadito che “sussiste la situazione d’abbandono, non solo nei casi di rifiuto intenzionale dell’adempimento dei doveri genitoriali, ma anche qualora la situazione familiare sia tale da compromettere in modo grave e irreversibile un armonico sviluppo psico-fisico del bambino, considerato in concreto, ossia in relazione al suo vissuto, alle sue caratteristiche fisiche e psicologiche, alla sua età, al suo grado di sviluppo e alle sue potenzialità; ne consegue l’irrilevanza della mera espressione di volontà dei genitori di accudire il minore in assenza di concreti riscontri” (Cass. 4097/2018).

Nel caso in esame la Corte d’appello, coerentemente con i principi espressi dalla giurisprudenza di legittimità, aveva correttamente formulato un giudizio negativo in ordine alla capacità della madre di recuperare il rapporto genitoriale.

Nello specifico aveva sviluppato adeguate e convincenti argomentazioni sull’inidoneità della stessa e sull’impossibilità del recupero in tempi ragionevoli della situazione. Risultava dunque effettuato un corretto giudizio prognostico volto a verificare l’effettiva ed attuale possibilità di recupero delle capacità e competenze genitoriali, con riferimento sia alle condizioni di lavoro, reddituali ed abitative, sia a quelle psichiche.

La redazione giuridica

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