Respinto il ricorso di un cittadino che si era visto negare il ripristino dell’assegno ordinario di invalidità per assenza del requisito sanitario

La Cassazione, con l’ordinanza n. 4993/2021 si è esaminata sul ricorso di un cittadino che si era visto respingere in sede di merito la domanda di accertamento della persistenza del requisito sanitario utile per il ripristino dell’assegno ordinario di invalidità ex lege nr. 222 del 1984.

La Corte di appello aveva osservato come il ricorrente (che aveva premesso di aver conseguito, in sede giudiziaria, il riconoscimento del beneficio poi revocato con visita di revisione) si fosse limitato a contrapporre alla valutazione del consulente d’ufficio un diverso apprezzamento delle entità delle patologie riscontrate, senza evidenziare alcuna specifica carenza o deficienza diagnostica o errore scientifico, così esprimendo (solo) una diversa valutazione del quadro patologico, già accertato nel procedimento per accertamento tecnico preventivo, “peraltro” senza neppure presentare osservazioni avverso l’accertamento peritale, ai sensi dell’art. 195 cod.proc.civ.

L’uomo si era quindi rivolto alla Suprema Corte deducendo che la sentenza impugnata avesse omesso di comparare le condizioni di salute, come cristallizzate nel precedente giudiziale, con quelle riscontrate in sede di visita di verifica, al fine di evidenziarne un miglioramento; in tal modo, avrebbe violato il giudicato formatosi sul quadro sanitario.

I Giudici del Palazzaccio, tuttavia, hanno ritenuto la doglianza inammissibile. La parte ricorrente, infatti, invocava il principio giurisprudenziale in base al quale “nelle controversie in materia di soppressione, per asserito miglioramento, di pensione di invalidità civile, assegno di invalidità civile o indennità di accompagnamento, che siano stati conseguiti in forza di sentenza passata in giudicato, è necessario condurre una comparazione tra le condizioni di salute esistenti all’epoca della sentenza e quelle riscontrate in occasione del giudizio di revisione, atteso che in tali casi il giudicato si estende anche alla valutazione del carattere invalidante delle malattie che, se invariate, non possono essere diversamente valutate») giacché imputa alla decisione impugnata di aver omesso ogni indagine nel senso tracciato da questa Corte”.

In concreto, però, la deduzione di violazione del giudicato era argomentata senza riferimenti precisi agli atti necessari a sostenerla; nel ricorso, infatti, non risultavano trascritti né il provvedimento giudiziario di riconoscimento originario del beneficio, né il verbale della commissione sanitaria di verifica, né, ancora, la consulenza tecnica posta a base della decisione impugnata, documenti indispensabili per valutare la fondatezza dei rilievi in ordine alla mancata comparazione.

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