La falsa denuncia di smarrimento di un assegno bancario, presentata da un soggetto dopo averlo consegnato ad altra persona in pagamento di un’obbligazione, integra non solo il delitto di calunnia ma anche quello di truffa

La vicenda

Il Tribunale di Taranto aveva dichiarato l’imputato colpevole dei reati truffa e calunnia di cui agli artt. 640 e 368 c.p., ed, esclusa l’applicabilità dell’art. 62 bis c.p., lo aveva condannato alla pena di due anni e due mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e del risarcimento del danno in favore della parte civile. Da quanto accertato, nel mese di ottobre 2014, l’uomo si era recato presso l’esercizio commerciale ove prestava la propria attività lavorativa la persone offesa, acquistando – per l’importo di 150 euro- alcuni beni, per la corresponsione del cui prezzo aveva versato un assegno di pari importo, regolarmente incassato.

A distanza di circa venti giorni, l’imputato era tornato nuovamente presso il medesimo esercizio e aveva eseguito un nuovo acquisto del valore di 900 euro, per il pagamento del quale aveva consegnato un altro assegno tratto, al pari del primo titolo, sul medesimo conto corrente bancario, corrispondente al prezzo dell’acquisto.

Ebbene, quest’ultimo assegno non era andato a buon fine, essendo – esso – risultato oggetto della denuncia di smarrimento presentata dal medesimo imputato presso il Commissariato di Polizia locale alcuni giorni prima.

Il giudice di primo grado, accertato il fatto nei termini indicati, aveva ritenuto corretta la qualificazione ad esso attribuita dal p.m., ritenendo integrato tanto il delitto di calunnia, poiché l’imputato aveva consegnato il titolo alla persona offesa e ne aveva più o meno contestualmente denunciato lo smarrimento, quanto quello di truffa, poiché il predetto aveva posto in essere la suddetta condotta dopo aver carpito la fiducia del venditore, al quale aveva in precedenza consegnato, per un acquisto di minor importo, un assegno (tratto sul medesimo conto corrente) regolarmente negoziato.

La Corte di appello di Taranto (sentenza n. 136/2020), adita su ricordo della difesa, ha confermato la sentenza impugnata.

In particolare, i giudici della corte d’appello pugliese hanno ritenuto che la condotta posta in essere dal ricorrente avesse integrato ciascuno degli elementi costitutivi dei delitti ritenuti dal primo giudice.

Era fuori discussione che quest’ultimo avesse utilizzato l’assegno innanzi menzionato per pagare il corrispettivo di quanto acquistato e che avesse presentato denuncia di smarrimento del medesimo titolo.

Il reato di calunnia

La condotta in parola integra senza dubbio il delitto di calunnia. A tal fine è stato sufficiente richiamare il pacifico principio di diritto a mente del quale “La falsa denuncia di smarrimento di assegni bancari, presentata da un soggetto dopo averli consegnati ad altra persona in pagamento di un’obbligazione, integra il delitto di calunnia in quanto, pur non essendo formulata direttamente un’accusa concernente uno specifico reato, tuttavia, configurando la calunnia un reato di pericolo, è sufficiente che i fatti falsamente rappresentati all’Autorità Giudiziaria, pur se non univocamente indicativi di una fattispecie specifica di reato, siano tali da rendere ragionevolmente prevedibile l’apertura di un procedimento penale, per un fatto procedibile d’ufficio, a carico di persona determinata” (Cass. Sez. VI, 26 febbraio 2016, n. 8045). La presentazione di una denuncia di smarrimento di assegni, infatti, pur non integrando di per se stessa una notizia di reato, poiché preavverte l’A.G. destinataria di quell’atto dell’esistenza di possibili reati in capo a colui che verrà colto nell’atto di negoziare i titoli, è idonea a integrare il delitto contestato all’odierno imputato. La falsa denuncia è atto strumentale a bloccare la circolazione del titolo, sicché il denunciante non può che essere consapevole di simulare una circostanza idonea a far si che il soggetto al quale ha trasmesso l’assegno e che tale titolo porterà all’incasso o farà circolare, potrà essere perseguito d’ufficiò per furto aggravato o ricettazione.

La conclusione raggiunta non muta neppure ove la consegna dell’assegno fosse avvenuta, non già prima della presentazione della denuncia, con l’indicazione di una data postuma di emissione, ma in un momento successivo ad essa, ossia in concomitanza con l’indicata data di emissione del titolo.

Il principio di diritto

Al riguardo, la giurisprudenza della Suprema Corte ha già chiarito “la falsa denuncia di smarrimento di un assegno, presentata dopo la consegna del titolo da parte del denunciante ad altro soggetto, integra il delitto di calunnia cosiddetta formale o diretta, mentre, ove la denuncia di smarrimento venga presentata prima della suddetta consegna, integra il delitto di calunnia cosiddetta reale o indiretta, a condizione, tuttavia, che risulti dimostrata la sussistenza di uno stretto e funzionale collegamento, oggettivo e soggettivo, tra la falsa denuncia e la successiva negoziazione, diversamente integrandosi il meno grave illecito di simulazione di reato” (Cass. Sez. VI, 28 gennaio 2009, n. 3910).

Ebbene, nel caso in esame, la vicinanza temporale tra la data di presentazione della denuncia e quella di conclusione del negozio per il pagamento del corrispettivo del quale quell’assegno era stato consegnato (testimoniata dall’emissione dello scontrino fiscale) confermava logicamente la conclusione sostenuta, apparendo inverosimile l’assenza di consapevolezza in capo all’imputato delle sorti del titolo in questione e, di contro, certa la finalità da costui avuta di mira con la prospettazione della falsa accusa.

Alla stessa stregua, è stato ritenuto integrato il delitto di truffa.

Si è detto infatti che “la denuncia di smarrimento, utile a rendere privo di efficacia uno strumento di pagamento apparso, al momento della consegna del titolo, valido ed efficace, integra l’artificio o il raggiro richiesto dalla norma incriminatrice in questa sede esaminata”.

Era evidente che con la propria condotta, il ricorrente “avesse artatamente tratto in inganno il proprio partner contrattuale, inducendolo in errore sulla genuinità dell’accordo raggiunto e sulla bontà del titolo consegnato, mai più incassato a cagione del successivo, ma evidentemente preordinato allo scopo, protesto, frutto della denuncia di smarrimento, mediante la quale, determinando il blocco dell’assegno, l’imputato si era assicurato il vantaggio derivato dall’avvenuta consegna della fornitura dei beni, con conseguente pregiudizio patrimoniale della controparte contrattuale, che, a causa dell’inadempimento seguito a tale operazione, si era trovata nell’impossibilità di far propri i vantaggi del negozio stipulato”.

La decisione

Nessun dubbio neppure in ordine alla configurabilità del concorso formale tra le due fattispecie di reato, dal momento che la diversità dei beni giuridici oggetto di tutela, costituito dal patrimonio, nel caso della truffa, e dalla corretta amministrazione della giustizia, “che non deve essere fuorviata e tratta in inganno a pregiudizio del decoro, dell’onore e, eventualmente, della libertà personale dei privati, nel caso della calunnia, non permette la sussunzione, ai sensi dell’art. 15 c.p., dell’una condotta nell’altra”.

Per queste ragioni l’appello è stato integralmente rigettato con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio (Corte d’Appello di Taranto, sentenza n. 136/2020).

La redazione giuridica

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