Atlante 2, Giovani medici: Enpam si preoccupi di previdenza e assistenza

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Il SIGM si unisce al coro della varie sindacali che nelle scorse ore hanno espresso la propria perplessità per la scelta di investire il denaro delle casse autonome nell’operazione finalizzata al recupero di crediti inesigibili del Monte dei Paschi di Siena

Anche i giovani medici esprimono preoccupazione per la scelta di Enpam di investire 100 milioni di euro nel fondo Atlante 2, “un’operazione di cui va chiarita la compatibilità con i profili di rischio nella gestione dei soldi versati per garantire un futuro previdenziale alla classe medica”.

“La promessa era che i cittadini non avrebbero pagato gli errori delle banche – afferma SIGM (Sindacato Italiano Giovani Medici) rivolgendosi al Governo -. Da quando i medici e tutti i professionisti coinvolti in questa vicenda hanno perso lo status di cittadini? Enpam, come le altre casse previdenziali private, ha finalità pubblica, si preoccupi di previdenza e assistenza dando pieno valore al suo ruolo!”

Ogni richiesta alternativa di modifica dello status che segua la scelta di finanziare il Fondo Atlante 2 può essere pericolosa per il futuro previdenziale dei giovani medici.

Da contribuenti e da Associazione che esprime la rappresentanza dei contribuenti unici in quota A, il Sindacato si chiede il perché della scelta di investire denaro derivante dai contributi previdenziali della classe medica in un’operazione finanziaria finalizzata al recupero di crediti inesigibili del Monte dei Paschi di Siena; una scelta oltretutto molto rischiosa a detta degli esperti.

Rispetto alla motivazione fornita da Enpam – da ricondurre a un supporto dato dall’Ente, al pari di altre casse previdenziali private, al sistema Paese al fine di “preservare l’economia nella quale operano i professionisti iscritti” – i giovani medici rimarcano la difficoltà della propria categoria a comprendere una simile decisione visto e considerato uno scenario in cui la compartecipazione al flusso in entrata della Fondazione da parte giovani resta elevata in un momento storico in cui si pagano i contributi anche senza avere acceso e/stabilità nel mondo del lavoro.

“Basti pensare – sottolinea l’Associazione – alle aliquote di quota B oppure al peso della Quota A per neolaureati e medici in formazione. Tenendo presente l’incertezza con la quale i giovani guardano alla stabilità del sistema di welfare nazionale, sapere che questo investimento servirà a pagare il recupero crediti di MPS può essere considerata la beffa oltre il danno!”.

Il sindacato ricorda che proprio per prevenire tali situazioni nel recente passato era stato previsto un decreto interministeriale di Ministero dell’Economia e delle Finanze e Ministero del Lavoro che avrebbe dovuto fissare i parametri e i limiti di investimento nelle diverse asset class ma non è mai arrivato al traguardo della Gazzetta Ufficiale.

“Se è vero che mancano i regolamenti – sostengono i Giovani Medici SIGM – nulla vieta di usare il buon senso e soprattutto dare un segnale concreto ai giovani che non sia quello di utilizzare per investimenti rischiosi i contributi versati. Fermo restando che una regolamentazione centrale è necessaria quanto urgente, anche perché l’eccezionalità di questa richiesta del Governo non diventi nel prossimo futuro una pericolosa consuetudine”.

Il SIGM, pertanto chiede a Enpam di tornare a focalizzarsi sugli asset dell’assistenza e previdenza con una maggiore attenzione al mondo dei giovani, “dando con ciò pieno valore al suo ruolo di ente privato con finalità pubblica realmente votato alla stewardship all’interno della classe medica”.

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