Per il periodo antecedente all’entrata in vigore della l. n. 124/2017 deve considerarsi nulla e non inesistente la notifica dell’atto giudiziario eseguita dall’operatore di posta privata

La vicenda

Due società impugnarono con ricorso notificato nel 2008 a mezzo di servizio postale privato l’avviso di liquidazione col quale, in relazione all’anno di imposta 2007, l’amministrazione finanziaria aveva rettificato ai fini dell’imposta di registro il valore di un immobile compravenduto con atto notarile del gennaio 2007 e ne ottennero l’annullamento dalla CTP di Caserta.

La Commissione Tributaria Regionale della Campania respinse l’appello dell’Agenzia delle Entrate ritenendo tardiva l’eccezione di inammissibilità per tardività del ricorso introduttivo e comunque, considerò sanata la nullità della notificazione di quel ricorso, per effetto della costituzione in primo grado dell’agenzia; nel merito, affermò la nullità dell’avviso, perché dotato di motivazione apparente.

Contro tale pronunzia ha ricorso per Cassazione l’amministrazione finanziaria; senonché i giudici della Sezione Tributaria della Cassazione, ritenuta la questione di massima importanza in quanto concernente il regime della notificazione del ricorso introduttivo avvenuto a mezzo di servizio postale privato, hanno prospettato al Primo Presidente l’opportunità di devolverla alla cognizione delle Sezioni Unite. Di qui la pronuncia del Supremo Collegio depositata lo scorso 10 gennaio 2020 n. 299.

Il tema oggetto della pronuncia delle Sezioni Unite concerne la sorte della notifica di un atto giudiziaro eseguita a mezzo di posta privata nel regime antecedente all’entrata in vigore della L. n. 124/2017

Invero, sul punto la giurisprudenza di legittimità ha già sottolineato che, nel regime precedente alla novella del 2017, l’operatore di posta privata non riveste, a differenza del fornitore del servizio postale universale, la qualità di pubblico ufficiale, sicché gli atti da lui redatti non godono di alcuna presunzione di veridicità fino a querela di falso (Cass. n. 2035/2014).

“La necessità di assicurare l’effettività della funzione probatoria dell’invio raccomandato, presidiata dall’art. 1, comma 2, lett. i) del d.lgs n. 261/1999, rappresenterebbe – dunque – l’esigenza di ordine pubblico che sostiene la scelta di riservare in via esclusiva al fornitore del servizio universale gli invii raccomandati concernenti le procedure giudiziarie – nonché pure quelle amministrative, prima del d.lgs. n. 58/11” (Cass. n. 26704/2014).

La questione controversa secondo la giurisprudenza di legittimità

Sicché in quest’ottica, già in passato si è ritenuta inesistente e non sanabile la notifica di atti giudiziari eseguita mediante servizio postale gestito da un operatore di posta privata (es. Cass. n. 2262/2013; n. 29021/2014; n. 19764/2016; n. 11473/2017; n. 16628/2017).

Come noto, nel regime nazionale successivo alla direttiva n. 2008/6/CE che ha previsto la possibilità per tutti gli operatori postali di notificare atti giudiziari e anteriore a quello introdotto dalla novella del 2011 applicabile all’epoca dei fatti di causa, così come nel regime successivo a tale novella e antecedente alla l. n. 124/2017 con cui l’Italia si è adeguata alla normativa europea, Poste Italiane aveva “l’esclusiva” nel servizio di notificazione a mezzo posta degli atti processuali.

La legge n. 124/2017

Né – hanno aggiunto gli Ermellini –  all’art. 1 della l. n. 124/2017 può essere riconosciuta efficacia retroattiva: “non si tratta di norma interpretativa, in quanto l’operatività della disciplina da essa delineata presuppone il rilascio delle nuove licenze individuali relative allo svolgimento dei servizi già oggetto di riserva, sulla base della regola da predisporsi da parte dell’autorità per le garanzie nelle comunicazioni”.

Ad ogni modo le Sezioni Unite non hanno condiviso l’assunto secondo il quale in quanto nulla la notificazione sarebbe stata sanata per effetto della costituzione dell’Agenzia delle Entrate sin dal primo grado di giudizio.

Questa circostanza “non è infatti risolutiva, perché manca certezza legale della data di consegna del plico all’operatore di posta privata che, nella prospettazione dei contribuenti, rientrava nel termine previsto per l’impugnazione dell’avviso. E la certezza manca, appunto, perché l’operatore che ha proceduto alla notificazione oggetto di causa, era privo di titolo abilitativo, ossia della licenza individuale e, quindi, delle prerogative inerenti ai pubblici poteri”.

Il principio di certezza legale della data di consegna del plico

Perché infatti, l’indicazione di data, ufficio e numero di spedizione dell’atto in plico raccomandato (senza busta) assuma connotazione di atto pubblico, pur in assenza di sottoscrizione, occorre che vi sia una precisa sequenza procedimentale diretta a documentare le attività compiute in relazione all’accettazione del plico da spedire e, quindi, a indentificare la certa provenienza delle attestazioni su giorno e numero della raccomandata (Sez. Un. n. 13452/2017).

Di contro, la mancanza della licenza, e del correlativo status, non consente di riconoscere la forza di atto pubblico all’attestazione della data di consegna all’operatore dell’atto processuale da notificare, perché l’operatore che non ne è munito non è dotato di poteri certificativi.

Né al riguardo poteva assumere rilievo il fatto che l’Agenzia non avesse contestato la data di consegna dell’atto da notificare all’operatore di posta privata. E ciò anzitutto perché l’Agenzia aveva contestato in radice la possibilità stessa per l’operatore in questione di notificare atti processuali; ed inoltre perché il soggetto destinatario della notificazione non aveva la possibilità di verificare e controllare quando l’atto fosse stato consegnato all’operatore medesimo in modo da poterne contestare la data.

Notifica di atto giudiziario e la tutela di diritti costituzionali

Ma soprattutto, è stato ribadito che le notificazioni processuali incidono su interessi di rango costituzionale (presidiati dagli artt. 24 e 111 Cost.), sicché necessitano di quella certezza pubblica che è propria degli atti fidefacenti, non altrimenti surrogabile.

Nel caso di specie, l’impossibilità di valorizzare con certezza il momento di consegna dell’atto all’agente notificatore si univa alla circostanza del sicuro pervenimento dell’atto al destinatario quando il termine di decadenza dell’impugnazione era ormai inutilmente spirato.

Perciò, la sanatoria determinata dal raggiungimento dello scopo della notifica nulla non poteva assumere rilievo al fine di ritenere tempestivo il ricorso.

Il ricorso è stato pertanto accolto e la sentenza impugnata cassata perché, nel momento in cui si era prodotto l’effetto sanante dovuto al raggiungimento dello scopo dell’atto, era maturata la decadenza dei contribuenti dal diritto d’impugnazione dell’avviso.

I principio di diritto:

In tema di notificazione di atti processuali, posto che nel quadro giuridico novellato dalla direttiva n. 2008/6/CE del Parlamento e del Consiglio del 20 febbraio 2008 è prevista la possibilità per tutti gli operatori postali di notificare atti giudiziari, a meno che lo Stato non evidenzi e dimostri giustificazione oggettiva ostativa, è nulla e non inesistente la notificazione di atto giudiziario eseguita dall’operatore di posta privata senza relativo titolo abilitativo nel periodo intercorrente fra l’entrata in vigore della suddetta direttiva e il regime introdotto dalla legge n. 124/2017”.

“La sanatoria della nullità della notificazione di atto giudiziario, eseguita dall’operatore di poste private per il raggiungimento dello scopo dovuto alla costituzione della controparte, non rileva ai fini della tesmpestività del ricorso, a fronte della mancanza di certezza legale della data di consegna del ricorso medesimo all’operatore, dovuta all’assenza di poteri certificativi dell’operatore, perché sprovvisto di titolo abilitativo”.

Avv. Sabrina Caporale

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