Sono stati condannati due medici per il caso della bambina deceduta circa 10 anni fa. Scambiarono un attacco di appendicite per una banale influenza non facendo ricoverare la piccola.

I due sanitari ritenevano fosse una banale influenza e rifiutarono il ricovero.

Entrambi, dunque, sono stati ritenuti responsabili della morte di una bambina di 11 anni avvenuta dopo 40 giorni di ricovero al Meyer di Firenze.

Adesso, i due medici – condannati per omicidio colposo dalla Cassazione in via definitiva nel 2015 – dovranno anche rimborsare all’Asl 10 di Firenze oltre mezzo milione di euro.

I sanitari dovranno restituire per la precisione 535mila euro. Denaro che la sanità pubblica ha pagato alla famiglia della bimba deceduta.

Lo ha stabilito la magistratura contabile la quale ha accolto la richiesta del procuratore capo della Corte dei Conti.

Il 2 gennaio 2017, a quasi dieci anni dalla morte della bambina, l’azione contro i medici (per danno erariale) è stata promossa.

Un procedimento che riguarda L. K. M, dottoressa sostituta del pediatra di base, e V. M., in servizio alla guardia medica di Pontassieve 10 anni fa.

La “colpa grave” è stata attribuita dalla magistratura contabile a entrambi i sanitari.

Questo in quanto “valutata la condotta in concreto, può ritenersi accertata la mancanza del livello minimo di diligenza, prudenza o perizia” richiesto dalla circostanza.

Ma ecco cos’è avvenuto secondo la ricostruzione della Corte dei Conti.

Il 20 marzo 2008 la pediatra vniva informata per telefono dei disturbi “insorti durante la notte, accusati dalla bambina: dolori addominali e ripetuti attacchi di vomito”.

La dottoressa formulava al telefono e senza procedere a visita una diagnosi di sindrome influenzale virale.

“Nuovamente contattata e informata della persistenza dei sintomi e della difficoltà di camminare della paziente – prosegue la Corte dei conti – la pediatra confermava la precedente diagnosi con prescrizione di farmaci anti-influenzali. Inoltre ribadiva la stessa diagnosi il giorno successivo nonostante il quadro si fosse aggravato…. escludendo espressamente che i sintomi fossero ascrivibili a una diagnosi di appendicite”.

Tuttavia, il ricovero veniva ritenuto eccessivo e, quindi, escluso. Ciononostante la famiglia, allarmata, si rivolgeva alla guardia medica.

Alle ore 20 del 21 marzo, veniva contattato il dottor M. che visitava la bimba. Il medico però “non disponeva alcun ricovero d’urgenza in ospedale, consigliando il ricovero nel caso di non miglioramento nelle ore successive o nel giorno seguenti”.

Infine, la bimba giungeva all’ospedale pediatrico Meyer per appendicite acuta “in seguito complicata da peritonite diffusa con conseguente shock multi-organo, causa della morte dopo 40 giorni di ricovero”.

Da qui è partita poi l’inchiesta.

Dunque, secondo quanto ricostruito sia in sede penale sia in sede di procedimento contabile, né la pediatra né la guardia medica hanno assistito la bimba come avrebbero dovuto. A cominciare dalla pediatra perché l’aveva assistita per telefono insistendo sulla diagnosi di influenza. E poi la guardia medica perché non ha disposto il ricovero d’urgenza persino dopo averla visitata .

Da qui l’ingiunzione alla pediatra a risarcire all’Asl 321mila euro mentre al dottore della guardia medica gli altri 214mila euro, oltre agli interessi fino al momento del pagamento.

 

 

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