Per la Cassazione, in considerazione dell’ora diurna in cui l’incidente si era verificato e delle dimensioni della buca sul manto stradale, questa non poteva non essere vista da un attento utente della strada

Aveva convenuto in giudizio il Comune chiedendo che fosse condannato al risarcimento dei danni patiti in un sinistro stradale nel quale la vettura da lui condotta era finita in una grande buca sul manto stradale, riportando danni.

Il Giudice di pace aveva rigettato la domanda, rilevando in via preliminare che l’attore non aveva provato che il Comune fosse realmente proprietario del tratto di strada in questione, con conseguente titolarità dell’obbligo di custodia. La decisione era stata confermata anche in sede di appello.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte di Cassazione l’automobilista lamentava, tra l’altro, violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 cod. civ. in relazione all’obbligo di custodia ma la Suprema Corte, con l’ordinanza n. 25460/2020 riteneva la doglianza infondata.

Gli Ermellini hanno infatti evidenziato che “in tema di responsabilità civile per danni da cose in custodia, la condotta del danneggiato, che entri in interazione con la cosa, si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso, in applicazione, anche ufficiosa, dell’art. 1227, primo comma, cod. civ., richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela, riconducibile al principio di solidarietà espresso dall’art. 2 della Costituzione”.

Di conseguenza “quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando sia da escludere che lo stesso comportamento costituisca un’evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale, connotandosi, invece, per l’esclusiva efficienza causale nella produzione del sinistro”.

Nel caso in esame la sentenza impugnata aveva affermato, con una ricostruzione in fatto non rivisitabile in sede di legittimità, che, in considerazione dell’ora diurna in cui l’incidente si era verificato e delle dimensioni della buca, questa non potesse non essere vista da un attento utente della strada; aveva altresì ritenuto che la vettura del danneggiato stesse procedendo ad una velocità non adeguata al tipo di strada percorsa concludendo che l’incidente era da ricondurre ad esclusiva responsabilità del conducente, mancando addirittura la prova del nesso di causalità.

La Cassazione ha inoltre sottolineato come la decisione impugnata fosse conforme alla giurisprudenza di legittimità secondo la quale “in relazione alle cose inerti (quali la buca stradale) grava sul danneggiato l’onere di dimostrare la pericolosità della cosa”; prova che la sentenza in esame aveva affermato non essere stata fornita dall’odierno ricorrente.

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