La pubblica fede che caratterizza la cartella clinica può essere messa in discussione solo con il procedimento di querela di falso, nel caso contestazione dell’intervento chirurgico eseguito

La vicenda

Con atto di citazione due coniugi avevano agito in giudizio contro un istituto oncologico ed un medico operante nella stessa struttura per sentirli condannare al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali derivanti dall’esecuzione ai danni della donna dell’intervento di mastectomia totale destra, eseguito il 3.2.2004.

Costituitisi in giudizio, l’istituto e i due sanitari, avevano contestato sia l’esistenza di lacune nel consenso informato prestato dalla paziente, essendo il piano terapeutico stato condiviso nei dettagli, sia la quantificazione dei danni operata dagli attori, rilevando la eventuale configurabilità soltanto di un danno differenziale, essendo la paziente già stata sottoposta ad un intervento di quadrantectomia nel 2002.

All’esito del giudizio, il Tribunale di Milano (Prima Sezione, sentenza n. 1462/2020) ha condannato l’istituto e il medico, in solido tra loro, al pagamento in favore della paziente, della somma di € 58.311,50, oltre agli interessi compensativi, a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale, precisando quanto alla dedotta non corrispondenza al vero di quanto riportato in cartella clinica che la pubblica fede che caratterizza tale atto può essere messa in discussione solo con il procedimento di querela di falso, che nel caso di specie non era stato esperito.

È stata invece, rigettata la domanda risarcitoria proposta dal marito e dai figli della donna. A tal proposito il tribunale meneghino ha osservato che:

– la giurisprudenza di legittimità (Cass. 28989/19) richiama la rigorosa dimostrazione della gravità e serietà del pregiudizio e della sofferenza patita dal danneggiato, tanto sul piano morale-soggettivo, quanto su quello dinamico-relazionale. Non è in proposito sufficiente “il solo fatto che il superstite lamenti la perdita delle abitudini quotidiane”, ma è necessaria “la dimostrazione di fondamentali e radicali cambiamenti dello stile di vita”.

– del resto l’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano ha precisato che non esiste un minimo garantito da liquidarsi comunque, a maggior ragione del caso di danno da mera lesione del rapporto parentale.

Avv. Sabrina Caporale

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