In caso di mancato invio del certificato di guarigione all’Assicurazione, la domanda è procedibile se svolta la visita medico legale?

Il Tribunale di Teramo accertava la responsabilità del veicolo assicurato con la Compagnia Allianz, relativamente al sinistro occorso all’attore in data 4.7.2012 in Teramo, e condannava al pagamento della somma di euro 190.781,04 a titolo di risarcimento del danno,  oltre al pagamento delle spese processuali nella misura del 70%, con compensazione della residua quota del 30%.

La CTU espletata rilevava l’invalidità temporanea totale di gg. 274, quella parziale al 75% di gg. 150 e di ulteriori gg. 150 al 50%, con un danno biologico del 28%, liquidando quindi il risarcimento di tali pregiudizi secondo le tabelle del Tribunale di Milano dell’anno 2014, comprendendo anche il danno da incapacità permanente lavorativa.

La Allianz propone appello eccependo l’improcedibilità della domanda del danneggiato per il mancato invio del certificato di guarigione.

Tale eccezione, osserva la Corte, veniva rigettata dal Tribunale di Teramo poiché la Compagnia di Assicurazione sottoponeva comunque a visita il danneggiato e formulava la propria offerta.

Secondo la Compagnia, però, la circostanza che il danneggiato nell’atto di citazione abbia riferito di non essere clinicamente guarito determina l’improcedibilità della domanda per la carenza degli elementi di cui all’art. 148, II comma, C.d.A., con particolare riguardo al certificato di guarigione.

Invero, il Collegio evidenzia che la richiesta di risarcimento che la vittima di un sinistro stradale invia all’assicuratore del responsabile, a pena di improponibilità della domanda giudiziale ai sensi dell’art. 145 del Codice delle Assicurazioni, è idonea a produrre il suo effetto in tutti i casi in cui contenga gli elementi necessari e sufficienti affinché l’assicuratore possa accertare le responsabilità, stimare il danno e formulare l’offerta.

E’ irrilevante, quindi, la circostanza che la richiesta sia priva dei contenuti previsti dall’art. 148 C.d.A., qualora gli elementi mancanti siano superflui ai fini della formulazione dell’offerta risarcitoria da parte dell’assicuratore.

Il danneggiato, non può proporre l’azione risarcitoria qualora, impedisca con la propria condotta all’assicuratore di compiere le attività volte alla formulazione di una congrua offerta.

Allianz è stata posta nella condizione di formulare l’offerta, effettivamente avanzata dopo la visita Medico-legale.

Inoltre, la citazione a giudizio veniva notificata vari mesi dopo l’effettuazione della visita Medico-legale, cosicchè il danneggiato ha senz’altro osservato i doveri di correttezza e buona fede, escludendosi l’improponibilità della domanda giudiziale.

Relativamente al contestato danno psichico osserva il Collegio che la CTU ha accertato un marcato disturbo dell’adattamento con ansia e depressione misti e di tipo cronico, rilevando un peggioramento rispetto alla precedente diagnosi del 29.7.2013 e dunque un incremento della riduzione sulla capacità lavorativa.

Le conclusioni della CTU risultano ben motivate e vengono condivise.

Nello specifico, riguardo la lesione alla capacità lavorativa specifica il Collegio osserva che in concreto il danneggiato non può più attendere all’attività di cameriere di sala, poiché impossibilitato a restare per lungo tempo in piedi, come accertato dalla CTU.

Parimenti corretta risulta la liquidazione del danno patrimoniale compiuta dal Giudice di merito considerato che il danno patrimoniale futuro da perdita della capacità lavorativa specifica, in applicazione del principio dell’integralità del risarcimento,  deve essere liquidato moltiplicando il reddito perduto per un adeguato coefficiente di capitalizzazione, utilizzando quali termini di raffronto, da un lato, la retribuzione media dell’intera vita lavorativa della categoria di pertinenza, desunta da parametri di rilievo normativi o altrimenti stimata in via equitativa, e, dall’altro, i coefficienti di capitalizzazione di maggiore affidamento.

La Corte di Appello di L’Aquila (sentenza n. 1546 del 11 novembre 2020) , in conclusione rigetta l’appello proposto dall’Assicurazione e la condanna al pagamento delle spese processuali.

Avv. Emanuela Foligno

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