Con ricorso 702 bis c.p.c., il paziente chiedeva la condanna al risarcimento dei danni patiti a seguito dell’infezione postchirurgica e dall’omessa e tardiva diagnosi di tale stato patologico nei confronti della ASST di Bergamo

La causa viene istruita attraverso CTU Medico-Legale e il Tribunale di Bergamo (sez. III, sentenza n. 1203 del 8 settembre 2020), condividendone le conclusioni, considera fondata la domanda. In base alla CTU, infatti, “Alla luce della vicenda clinica intercorsa nel periodo dal 7/2/2013 al 10/7/2013 si può ritenere che si sia trattato di infezione postchirurgica riconducibile all’intervento del 5/09/2012, e che, pur considerando la scarsa espressività clinica dell’infezione, vi sia stato un ritardo nella effettuazione degli esami microbiologici, e ciò ha comportato un ritardo nella diagnosi eziologica dell’infezione da CONS”.

In particolare, è “stata disattesa l’indicazione di effettuare una artrocentesi formulata dall’infettivologo il 07/02/2013 e si è giunti solo il 10/07/2013 ad effettuare una toilette chirurgica con scopo diagnostico e terapeutico (peraltro solo parziale per la mancata rimozione delle ancorette). Ciò ha comportato, oltre al rilevato ritardo diagnostico, anche un ritardo del trattamento terapeutico adeguato, con un effetto terapeutico solo parziale”.

Ed ancora, riporta la CTU “ deve essere considerato come la toilette chirurgica, combinata con la terapia medica, rappresenta l’approccio corretto in questo tipo di infezione come riportato dalle Linee guida internazionali sulle infezioni di protesi, dove si sottolinea l’importanza di procedere alla rimozione dei mezzi di sintesi o di corpi estranei (ancorette) in presenza di infezione. Nel caso in discussione la completa terapia chirurgica è stata attuata solo in occasione dell’intervento del 28/04/2015 nel quale veniva confermata, dalla coltura del frammento osteotendineo, la crescita dello Stafilococco coagulasi negativo Oxacillino Sensibile.”

Il Consulente valuta il danno biologico permanente nella misura del 50-55% con la precisazione che  “si deve tener conto della menomazione che sarebbe comunque residuata in caso di interventi ad entrambe le spalle per la lesione della cuffia dei rotatori, che con equa approssimazione può essere indicata in percentuale attorno al 15%”.

In definitiva, il personale sanitario dell’Ospedale per lungo tempo ha misconosciuto il processo settico in atto, sottovalutando con colpa grave l’ipotesi di una sepsi profonda,  sebbene le indagini microbiologiche del luglio 2013 e del maggio 2015, fossero positive per Stafilococco Coagulasi-negativo.

La CTU ha dimostrato come la severità e perduranza nel quadro flogistico ed infettivo siano compatibili in termini più probabili che non con l’origine nosocomiale dell’infezione e non con un evento extra ospedaliero – come supposto dalla Asst convenuta-, del quale, peraltro, manca l’identificazione.

Non coglie nel segno l’asserita “singola positività” del 2015 che non poteva essere univocamente interpretata come frutto di una mera contaminazione del campione neanche alla luce degli altri esami.

Difatti, in data 7/02/2013 in sede di visita infettivologa veniva impostata terapia antibiotica e indicazione ad eventuale artrocentesi per conta cellulare ed esame colturale, ne consegue che l’infezione postchirurgica veniva già sospettata in tale occasione.

Il mese successivo, inoltre,  nella visita del 20/03/2013, lo Specialista della terapia del dolore rilevava “segni di flogosi e sospetta infezione a livello della spalla sinistra” e nelle valutazioni infettivologiche successive (07/05/2013) si riferisce di “un quadro di flogosi cronicizzata…senza conferma della infezione” e successivamente (29/05/2013) di una “modesta soffusione eritematosa diffusa in sede deltoidea con indici di flogosi nella norma” e “veniva proposto il ricovero per prelievo sterile delle ancorette per coltura e biopsia”.

Solo in occasione della toilette chirurgica del 10/07/2013 veniva eseguito un prelievo sotto tendine risultato positivo per Stafilococcus coagulasi negativo Oxacillino sensibile, e veniva del tutto disattesa l’indicazione dell’Infettivologo di effettuare una artrocentesi.

Riguardo l’estensione dei danni dalla spalla sinistra alla spalla destra, il Giudice sottolinea che la circostanza è stata debitamente lamentata ed allegata dal paziente fin dal ricorso introduttivo e valutata dalla CTU.

Passando alla liquidazione del danno il Giudice, trattandosi di danno biologico permanente accertato e superiore al 9%, applica le Tabelle del Tribunale di Milano aggiornate al 2018.

Viene liquidato a titolo di invalidità temporanea, l’importo di € 112.700,00; a titolo di danno permanente quantificato nella misura del 50% (cui viene detratto il 15% di invalidità permanente pregressa), viene liquidato l’importo di euro 300.642,00. Da tale importo viene ulteriormente detratto l’importo di euro 81.532,63  erogato dall’Inail, addivenendosi ad euro 219.027,84.

Il Tribunale, infine, riconosce al coniuge del paziente danneggiato a titolo di danno riflesso l’importo di euro 7.000,00.

Le spese processuali e quelle di CTU vengono poste a carico della ASST soccombente.

Avv. Emanuela Foligno

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