Messa a punto una procedura innovativa che consente di intervenire sul cheratocono, patologia che colpisce soprattutto gli adolescenti e può comprometterne seriamente la vista

Per intervenire sul cheratocono presto potrebbe non essere più necessario effettuare un trapianto di cornea. Il cheratocono è una malattia che colpisce soprattutto in età adolescenziale e diventa nella sua progressione altamente invalidante con un astigmatismo sempre più elevato e una seria compromissione della vista.

Leonardo Mastropasqua, Direttore del Centro Nazionale di Alta Tecnologia dell’Università G.D’Annunzio di Pescara ha messo a punto un’innovativa procedura chiamata Slak, acronimo di Stromal Lenticule Addition Keratoplasty.

Si tratta – ha spiegato lo stesso Mastropasqua all’agenzia Askanews in occasione del Congresso della Società Oftalmologica Italiana Soi – di una lamella dalla Banca degli occhi in cheratoplastica che viene inserita nella cornea con l’intento di evitare il trapianto.

Più precisamente – prosegue l’esperto – “con un piccolo laser gestito da un robot viene praticata una fessura dentro la cornea, una tasca dove si inserisce una lamella costruita dalla Banca degli occhi, che deve avere un certo spessore al centro ma deve essere molto più spessa in periferia”.

In questo modo si riesce ad appiattire la cornea, che altrimenti tenderebbe ad appuntirsi tanto da non poter più supportare neanche le lenti a contatto, rendendola più spessa.

“Ho trattato trenta pazienti – racconta Mastropasqua – tutti in condizioni che richiedevano obbligatoriamente il ricorso al trapianto: sono i primi al mondo, ma neanche uno ha dovuto sottoporsi a trapianto di cornea e le loro condizioni sono migliorate notevolmente”.

Secondo il professore, questa particolare patologia andrebbe prevenuta in modo più sistematico perché gli strumenti di cui oggi si dispone consentono di intervenire tempestivamente rallentandone il decorso.

“La diagnosi – sottolinea – dovrebbe essere il più precoce possibile perché ci sono i mezzi per poter contrastare la malattia. Andrebbe fatto uno screening già dalle scuole medie, primi anni di liceo, perché la patologia colpisce gli adolescenti. Attualmente, di fronte a una diagnosi, è possibile intervenire con un trattamento, il “cross linking”, a base di vitamina B e raggi ultravioletti che indurisce la cornea rendendola più resistente e contrastando la malattia che tende invece a renderla a punta e ad assottigliarla. Si può ripetere il trattamento più volte, usare delle particolari lenti a contatto fatte su misura ma se la patologia, che qualche volta intorno ai 25 anni si ferma, continua a progredire, è necessario fare il trapianto di cornea che oggi è molto più sicuro, ma che – conclude -prevede la sostituzione della cornea, punti di sutura da tenere per molto tempo (almeno un anno) e rischio di complicanze”.

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