In caso di apposizione di un termine al contratto di lavoro, le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo devono risultare specificate, a pena di inefficacia, in apposito atto scritto. Non è consentito, invece, integrare in corso di causa la specificità della causale con altri elementi fattuali

La vicenda

Con ricorso alla Corte d’appello di Bari, il ricorrente impugnava la sentenza emessa dal Tribunale di Trani con cui era stata respinta la sua domanda volta ad accertare l’illegittimità del contratto a termine stipulato con la società datrice di lavoro (…) con la causale “ordinativi acquisiti da evadere”.

La Corte d’appello, in riforma della sentenza impugnata, dichiarava la sussistenza tra le parti di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, con conseguente ripristino del rapporto e condanna della società al pagamento di tre mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, ai sensi dell’art. 32, L. n. 183 del 2010.

Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso la datrice di lavoro, denunciando tra gli altri motivi, la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1362, 1363 e 1368 c.c., per non aver la corte di merito indagato concretamente sul significato da attribuirsi alla clausola di assunzione, alla luce dei canoni di ermeneutica contrattuale.

Ebbene il motivo è stato ritenuto infondato, poiché finalizzato “a legittimare la causale di assunzione, obiettivamente generica (e dunque nulla), con ulteriori circostanze dedotte solo in giudizio (periodo estivo, picco di attività di vendita gelati, etc.)”.

Il principio di diritto

Al riguardo, i giudici della Sezione Lavoro della Cassazione (ordinanza n. 22496/2019) hanno inteso ribadire il costante indirizzo giurisprudenziale (Cass. 7 settembre 2012 n. 15002; Cass. 27 aprile 2010 n. 10033) secondo cui: “l’apposizione di un termine al contratto di lavoro, consentita dal D.Lgs. n. 6 settembre 2001, n. 368, art. 1, a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, che devono risultare specificate, a pena di inefficacia, in apposito atto scritto, impone al datore di lavoro l’onere di indicare in modo circostanziato e puntuale, al fine di assicurare la trasparenza e la veridicità di tali ragioni, nonché l’immodificabilità delle stesse nel corso del rapporto, le circostanze che contraddistinguono una particolare attività e che rendono conforme alle esigenze del datore di lavoro, nell’ambito di un determinato contesto aziendale, la prestazione a tempo determinato, sì da rendere evidente la specifica connessione tra la durata solo temporanea della prestazione e le esigenze produttive ed organizzative che la stessa sia chiamata a realizzare e la utilizzazione del lavoratore assunto esclusivamente nell’ambito della specifica ragione indicata ed in stretto collegamento con la stessa. Non è invece consentito integrare in corso di causa la specificità della causale con altri elementi fattuali”.

Per questo motivo il ricorso è stato rigettato, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese di giudizio.

La redazione giuridica

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