Chiuse le indagini a Palermo sul decesso di un uomo morto di infarto nel 2017; secondo l’accusa, che si appresta a chiedere il rinvio a giudizio dei medici che lo ebbero in cura, alla base della tragedia ci sarebbe una coronarografia effettuata in ritardo

Un primario e tre medici dell’ospedale Civico di Palermo rischiano di finire a processo per il decesso di un uomo morto di infarto nel 2017. Secondo l’accusa, infatti, alla base del decesso vi sarebbe una coronarografia effettuata in ritardo; l’ipotesi del pubblico ministero titolare del fascicolo è che un esame eseguito per tempo avrebbe invece potuto salvare la vita al paziente, già colpito da attacco cardiaco 9 anni prima. La vittima, invece avrebbe atteso ore per effettuare l’accertamento, perché dei due macchinari disponibili uno sarebbe stato guasto e l’altro già impegnato.

In base alla ricostruzione di Palermo Today, l’uomo era giunto in Pronto soccorso la sera del 23 febbraio di tre anni fa; era stato visitato da un cardiologo intorno alle 6.30 del giorno successivo e alle 8.30 gli sarebbe stata prescritta una coronarografia. Come riportato nell’avviso di conclusione delle indagini, però, un’ora dopo, alle 9.32, sarebbe stata comunicata “l’indisponibilità della sala emodinamica – una per un guasto al macchinario, l’altra perché impegnata per altri trattamenti programmati” non rinviabili.

Indicazioni simili sarebbero state fornite anche tre ore dopo, ovvero alle 12.32, e sebbene il paziente fosse a rischio i medici non si sarebbero attivati né per fare eseguire l’esame nella sala destinata alle emergenze e neppure per trasferirlo in un’altra struttura sanitaria per sottoporlo all’accertamento.

Le condizioni dell’uomo, quindi, sarebbero irrimediabilmente peggiorate, sino al decesso sopraggiunto il giorno successivo. Sulla base di tali elementi il sostituto procuratore si appresta dunque a chiedere il rinvio a giudizio degli indagati. L’ipotesi di reato contestata è di omicidio colposo.

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