L’ente proprietario di una strada aperta al pubblico si presume responsabile per danni cagionati da cose in custodia relativamente ai sinistri riconducibili alle situazioni di pericolo connesse alla struttura e alla conformazione stessa della strada e delle sue pertinenze (Tribunale di Napoli, Sez. II, Sentenza n. 6775 del 22 luglio 2021)

La danneggiata ricorre in giudizio onde sentire condannare il Comune al risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali occorsi in occasione dell’evento dannoso verificatosi a seguito di una caduta su un chiusino non allineato alla superficie stradale.

Deduce l’attrice che il tombino era privo della necessaria segnalazione e mancava ogni indicazione di pericolo per i fruitori della strada.

Il Comune chiede il rigetto della domanda e invoca la sussistenza di un caso fortuito costituito dalla condotta imprudente della danneggiata o, in subordine, l’applicabilità dell’art. 1227 c.c. per aver concorso la stessa a cagionare il danno.

Il Giudice accoglie integralmente la domanda avanzata addebitando la responsabilità dell’accaduto al Comune ai sensi dell’art. 2051 c.c.

Nel merito il Giudicante sottolinea che l’applicazione dell’art. 2051 c.c. comporta una presunzione di colpa a carico del soggetto onerato della custodia della res esonerando il danneggiato dal dovere dimostrare l’elemento soggettivo.

Invece, l’art. 2043 c.c. richiede espressamente la prova della colpa per l’affermazione di responsabilità del danneggiante fondata sul principio del neminem laedere – salva la prova liberatoria attraverso l’allegazione del caso fortuito gravante sul medesimo custode.

Di contro l’inapplicabilità della presunzione ex art. 2051 c.c. può eventualmente condurre all’operatività dei criteri di responsabilità fondati sull’art. 2043 c.c. che- invertendo l’onus probandi, ponendolo a carico del danneggiato, richiede la prova della presenza di un’insidia o trabocchetto.

In altri termini, il Comune, per essere considerato esente da responsabilità, dovrà dimostrare di avere espletato tutta la normale attività di vigilanza e manutenzione, al fine di poter concludere che la situazione di pericolo si è verificata in via del tutto imprevedibile ed inevitabile, attraverso il corretto assolvimento degli obblighi di custodia.

Quindi, sussiste responsabilità ai sensi dell’art. 2051 c.c. per danni cagionati da cose in custodia qualora il soggetto investito della custodia abbia omesso di vigilare al fine di impedire l’insorgenza di possibili eventi dannosi a carico di soggetti terzi.

Difatti, la responsabilità ex art. 2051 c.c. per i danni cagionati da cose in custodia, ha carattere oggettivo e, affinchè tale responsabilità possa configurarsi in concreto, è sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno arrecato, senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l’osservanza o meno di un obbligo di vigilanza, per cui tale tipo di responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito, fattore che attiene non già ad un comportamento del responsabile, bensì al profilo causale dell’evento, riconducibile non alla cosa ma ad un elemento esterno recante i caratteri dell’oggettiva imprevedibilità ed inevitabilità e che può essere costituito anche dal fatto del terzo o dallo stesso danneggiante.

L’ente proprietario di una strada aperta al pubblico si presume responsabile, ai sensi dell’art. 2051 c.c., dei sinistri riconducibili alle situazioni di pericolo connesse alla struttura e alla conformazione stessa della strada e delle sue pertinenze, indipendentemente dal fatto che l’una o l’altra dipendano da scelte della P.A. e su tale responsabilità può influire la condotta del danneggiato la quale, però, assume efficacia causale esclusiva, soltanto ove possa qualificarsi come abnorme.

Per tali ragioni il Comune convenuto viene condannato al ristoro dei danni patiti, oltre al pagamento delle spese di lite e di CTU Medico-Legale.

Avv. Emanuela Foligno

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