La Federazione ha illustrato, in audizione al Senato, la propria posizione rispetto al testo del Ddl antiviolenza per gli esercenti le professioni sanitarie

“Il Sistema della emergenza urgenza a 25 anni dalla sua istituzione dal 1992 rappresenta ancora il punto di riferimento che offre una risposta sanitaria ai cittadini con patologie tempo dipendenti, a quelli con altre condizioni cliniche acute a rischio evolutivo, ma anche alle nuove tipologie di utenti (poveri, anziani, migranti) che non trovano altrove una risposta adeguata alla loro sofferenza reale o percepita”. Così Fabiola Fini, Presidente FIMEUC, in audizione al Senato sul DDL antiviolenza per gli esercenti le professioni sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni.

Fini ha illustrato ai componenti della Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama la posizione della Federazione Italiana Medicina di Emergenza-Urgenza e delle Catastrofi. In particolare, ha sottolineato la condivisione dei contenuti  dell’articolo 1, che istituisce l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie.

“Per quanto riguarda, invece, l’articolo 2 – continua la rappresentante FIMEUC – nonostante l’integrazione dell’articolo 61 del codice penale, con il numero 11-septies, finalizzata ad introdurre un’aggravante per chi commette il fatto con violenza o minaccia a danno degli esercenti le professioni sanitarie, ancora, a nostro avviso, non si garantisce l’automaticità della denuncia e la certezza della pena”.

La Federazione ritiene necessario che per fronteggiare il problema si parta dalla revisione delle raccomandazioni ministeriali sulla sicurezza degli operatori sanitari e dei pazienti.

Dall’emanazione di disposizioni sulle buone pratiche per i Direttori Generali delle aziende e degli enti del SSN. Dalla predisposizione di corsi di formazione per gli operatori sulla gestione degli episodi di violenza. Ciò al fine di identificare precocemente i segni del rischio di violenza e disinnescare un’escalation di violenza. E ancora, dal lancio di una campagna di sensibilizzazione sui media sul tema della violenza contro i medici e i sanitari.

Allo stesso tempo, secondo FIMEUC, “occorre prevedere maggiori poteri per le guardie giurate con funzioni di fermo, disarmo ed identificazione” nei Pronto Soccorso. Così come “nell’assistenza agli equipaggi di emergenza sanitaria per-ospedaliera in caso di necessità e nelle sedi di Continuità Assistenziale”. Necessaria anche “l’istituzione del drappello di polizia nei grandi ospedali o in quelli localizzati in territorio a rischio. E ancora, “l’obbligo da parte della azienda sanitaria, unica responsabile della sicurezza del proprio personale, di costituirsi parte civile nei processi di aggressione agli operatori”.

Servono poi “risorse per l’impiego di tecnologie e la ristrutturazione nei luoghi di lavoro finalizzati alla sicurezza”. Occorrono anche “fondi destinati al rinnovo degli accordi lavoro, ai contratti e convenzioni, alle assunzioni del personale sanitario per garantire la copertura e qualità dei servizi del SSN. Infine, la Federazione sottolinea l’importanza di una programmazione adeguata per le immatricolazioni alla facoltà di Medicina e per le borse di Studio per le Specializzazioni. In particolare, per la specializzazione in Emergenza-Urgenza.

 

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