Deliberato un documento in cui si ribadisce la contrarietà alle misure previste dal decreto e si chiede la convocazione di un tavolo tecnico politico per elaborare proposte sui principali nodi relativi al servizio farmaceutico

Il Consiglio direttivo della Federazione Ordini Farmacisti Italiani, a conclusione della seduta in programma ieri, ha deliberato un documento, successivamente approvato all’unanimità dall’assemblea dei Delegati, incentrato sulle misure del ddl concorrenza relative al servizio farmaceutico.

Alla vigilia dell’approdo del decreto in aula al Senato la Fofi ribadisce la sua contrarietà, come già rappresentato nelle audizioni parlamentari, all’ingresso delle società di capitali nella gestione delle farmacie per l’impatto che potrebbe avere sulla continuità del servizio offerto fino a oggi ai cittadini dalla rete delle farmacie indipendenti, sull’autonomia professionale e le prospettive occupazionali dei farmacisti, oltre che perché controproducente ai fini dello stesso concetto di concorrenza.

Per la Federazione, tale ingresso dovrebbe avvenire, in via subordinata, sulla base di quanto previsto dall’ordinamento per le altre società di professionisti, ovvero con una quota minoritaria che lasci la gestione nel controllo della componente professionale, a tutela in primo luogo delle finalità socio-assistenziali connaturate all’esercizio della farmacia quale primo presidio sanitario sul territorio.

L’assetto disegnato dall’attuale testo di legge – sottolinea la Fofi – non può che condurre alla subordinazione del sistema alla logica del profitto che, come dimostrano le esperienze estere, non coincide con principi cardine quali la capillarità della presenza e l’equo accesso al farmaco anche nelle aree svantaggiate geograficamente ed economicamente.

L’emendamento 48.100, nell’indicare un tetto del 20%, a livello regionale, al possesso delle farmacie da parte di ciascuna società di capitali aprirebbe, di fatto, alla possibilità di formazione di un oligopolio che renderebbe residuale il ruolo delle farmacie rette dai professionisti. Basterebbero, infatti, cinque sole società per detenere la totalità delle 20.000 farmacie italiane oggi esistenti.

In questo quadro, inoltre, verrebbero messe a rischio l’indipendenza professionale del farmacista, e quindi il rispetto degli obblighi deontologici e le prospettive occupazionali di tutta la categoria. “Un farmacista che si trovi ad agire come una sorta di assistente alla vendita, inserito in una logica di marketing – si evidenzia nel documento – viene meno ai valori della professione che vedono al primo posto la risposta al bisogno di salute del cittadino che non passa necessariamente attraverso la dispensazione di un medicinale o la vendita di un prodotto.

Come aggravante c’è poi l’attuale fragilità economica di una parte significativa delle farmacie; la formazione di grandi concentrazioni volte a massimizzare la remunerazione del capitale investito – evidenzia la Fofi – non può che accentuare la tendenza al ridimensionamento in termini di personale e investimenti.

In questo scenario suscita sgomento e preoccupazione il perdurare dello squilibrio tra il numero dei farmacisti che Servizio sanitario e Comparto del farmaco possono assorbire e i professionisti laureati ogni anno, che determina un saldo di oltre tremila unità destinate a costituire un esercito di disoccupati disposti ad accettare condizioni di lavoro al ribasso.

Se si mettono in competizione modelli di attività differenti per finalità e possibilità economiche e se il solo riferimento è il prezzo del bene ceduto, la concorrenza, da cui può e deve scaturire la corsa al miglioramento dell’offerta al cittadino e l’aumento dell’occupazione, verrebbe tradita. Solamente avendo come obiettivo la messa in campo di servizi e prestazioni imperniati sulle capacità del professionista e sull’evidenza scientifica si può instaurare un circolo virtuoso, mettendo al centro non il mercato ma la persona e i suoi bisogni.

Il documento si conclude, quindi, con l’appello alla convocazione di un tavolo tecnico-politico di tutte le componenti della professione, che, di fronte alla gravità della situazione, elabori proposte concrete su tutti gli aspetti sui quali è ormai indispensabile un intervento, a cominciare dall’istituzione del numero chiuso nelle facoltà di farmacia, dal futuro dei colleghi che operano negli esercizi di vicinato, all’attuazione del modello della farmacia dei servizi.

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