La misura contenuta nel decreto cura Italia consentirà di immettere nel Ssn circa diecimila medici per far fronte alla carenza di organici nel nostro Paese

Con il decreto cura Italia varato ieri dal Governo per far fronte all’epidemia di Coronavirus, la laurea in Medicina diventa definitivamente abilitante alla professione medica. Il provvedimento, nello specifico, prevede “che il conseguimento della laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e chirurgia abiliti all’esercizio della professione di medico chirurgo, previo giudizio di idoneità sui risultati relativi alle competenze dimostrate nel corso del tirocinio pratico-valutativo svolto all’interno del corso di studi”.

“Fronteggiare l’emergenza Coronavirus – ha affermato il Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi – significa dare risposte immediate ma con una visione che consentano all’Italia di guardare in prospettiva al medio-lungo periodo”.

Rendere “il conseguimento della laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia, da questo momento in poi, immediatamente abilitante per l’esercizio della professione di medico-chirurgo” significa – ha evidenziato – “liberare immediatamente sul Sistema sanitario nazionale l’energia di circa diecimila medici fondamentale per far fronte alla carenza che lamentava il nostro Paese”.

Il provvedimento previsto dal decreto cura Italia ha incontrato il favore dell’associazionismo di categoria.

“Sosteniamo con forza la decisione di rendere abilitante la laurea in medicina” ha affermato il segretario nazionale della Federazione dei Medici di Medicina Generale Silvestro Scotti. “Siamo pronti come FIMMG a partire in tempi rapidissimi e mettere in campo video lezioni e corsi Fad per sostenere i primi passi di questi giovani medici nella professione, nel segno di una proficua collaborazione”.

“I diecimila laureati in Medicina che hanno fatto domanda per l’Esame di Stato – ha concluso Scotti –  potranno essere impiegati subito nei servizi territoriali, nelle sostituzioni della Medicina generale, della Continuità assistenziale, nelle case di riposo. Quella di Manfredi è una scelta coraggiosa e illuminata, unica misura che risponde alle esigenze del territorio. È la dimostrazione di come una politica coraggiosa possa sostenere lo sforzo immane al quale questa pandemia ci chiama”.

Sulla stessa linea anche il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, che parla di “deburocratizzazione delle procedure, che facilita l’iter e alleggerisce le incombenze”.

“Ora – continua Anelli – il sistema va preservato in termini di qualità. Da parte nostra, stiamo stendendo linee guida per una procedura semplificata di iscrizione all’Albo, considerando anche la situazione di emergenza per cui molti Ordini sono chiusi o decimati nell’organico, con l’obiettivo di dare immediatamente agli abilitati la possibilità di iscriversi”.

La FNOMCeO chiede poi un ulteriore impegno al Governo, ovvero di  prevedere subito diecimila borse, in modo da far entrare nelle Specializzazioni e al Corso di Medicina Generale tutti i neolaureati e i medici già presenti nell’imbuto formativo. “Si eviterebbe così un gap nella formazione di un’intera leva di medici, che non solo inficerebbe la corretta gestione dell’epidemia, ma che, finita l’emergenza, si ripercuoterebbe in un gap di qualità di tutto il sistema”.

“Impensabile”, invece, secondo il presidente FNOMCeO, l’introduzione dei neolaureati in corsia, “se non in situazioni di catastrofe e comunque per un periodo di tempo limitato”.

“Per la gestione del COVID-19 – spiega – occorrono figure altamente specializzate, anestesisti-rianimatori, infettivologi, che non possono in alcun modo essere sostituite. Possiamo pensare di anticipare ulteriormente l’ingresso degli specializzandi negli ospedali, magari già dal secondo anno di corso, ma solo in concomitanza con un percorso formativo”.

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