I camici bianchi che si erano succeduti nella cella del detenuto nei suoi ultimi 20 giorni di vita sarebbero rimasti completamente passivi davanti alle sue patologie

Morì il 26 luglio 2012 all’età di 41 anni nel carcere di Siracusa dove era detenuto. L’episodio aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati e al successivo rinvio a giudizio per omicidio colposo di otto medici. Nei giorni scorsi, a distanza di oltre otto anni dal fatto, cinque di loro sono stati condannati in primo grado. Ne da notizia l’associazione Antigone, che ha assistito la moglie della vittima nel procedimento.

L’inchiesta era partita dopo la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica di Siracusa, in cui si sottolineava come il personale sanitario che aveva in cura il detenuto, non avesse saputo individuare e comprendere i sintomi né il decorso clinico dell’uomo e che tali carenze conoscitive ne avessero determinato il decesso.

Nel corso del processo, iniziato nel 2017, è stato accertato – si legge in una nota di Antigone – che i medici del carcere di Siracusa che si erano succeduti nella cella del detenuto negli ultimi 20 giorni della sua vita sarebbero rimasti completamente passivi davanti alle sue patologie.

L’uomo, infatti, soffriva di diverse problematiche: epilessia, anoressia, depressione, emorroidi. Per venti giorni non aveva più bevuto né mangiato e questo, assieme alla perdita di sangue dovuta alle emorroidi, aveva portato alla sua morte. Il tutto senza che i medici fossero intervenuti in alcun modo.

“Il caso – sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – chiama in causa il tema della salute in carcere, come bene supremo da tutelare. La morte del detenuto fu un vero e proprio caso di abbandono terapeutico. La vicenda pone anche il caso di quanto sia lungo e complesso avere giustizia quando si è detenuti. Una giustizia che serve alla famiglia e che speriamo aiuti a costruire un mondo più solidale e attento alle fragilità”.

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