Accolto il riscorso del titolare di una vettura, accusato di detenzione di stupefacenti, per l’assenza di un rapporto strumentale tra l’automobile e il reato contestato

Ai fini della confisca facoltativa della vettura utilizzata per il trasporto di sostanza stupefacente, è necessaria la sussistenza di un collegamento stabile del veicolo con l’attività criminosa, che dia vita ad un rapporto funzionale fra questa e la condotta criminosa. Lo ha ribadito la Suprema Corte di Cassazione nella sentenza n. 12863/2020 pronunciandosi sul ricorso presentato da un uomo accusato di detenzione di stupefacenti.

L’indagato si era visto rigettare dal Tribunale la richiesta di riesame presentata in relazione al provvedimento del Gip con il quale era stato convalidato il sequestro preventivo eseguito di urgenza da personale della polizia giudiziaria avente ad oggetto un’autovettura a lui intestata.

L’istanza di riesame era articolata sulla base della affermata mancanza di nesso strumentale fra l’autovettura e il reato provvisoriamente contestato al ricorrente, ovvero la detenzione di stupefacenti a fine di spaccio. La cocaina, infatti, era stata ritrovata custodita in luogo diverso dalla predetta autovettura e non vi erano elementi per ritenere che vi fosse stata trasportata con l’automobile in questione.

Il Giudice, invece, aveva osservato che il vincolo pertinenziale con il reato era ravvisabile nel fatto che la vettura fosse stata modificata attraverso la realizzazione di un vano occulto, fornito di un complesso ed ingegnoso meccanismo di apertura, certamente utilizzato, in assenza di valide ipotesi alternative, per il trasporto della sostanza stupefacente successivamente sequestrata al ricorrente.

Nel ricorrere per cassazione l’indagato eccepiva il vizio di violazione di legge della ordinanza impugnata nella parte in cui in essa era stato ritenuto sussistere il nesso di pertinenzialità fra il bene sottoposto a sequestro ed il reato contestato.

La Cassazione ha ritenuto di aderire alle argomentazioni dell’impugnante annullando senza rinvio l’ordinanza impugnata nonché il decreto di convalida del sequestro e ordinando la restituzione all’avente diritto dell’automezzo in sequestro previa regolarizzazione dello stesso.

Secondo gli Ermellini la ricostruzione del Tribunale – in base alla quale la sostanza stupefacente, pacificamente rinvenuta nell’abitazione del ricorrente, vi sarebbe stata trasferita attraverso l’utilizzazione della vettura in questione, all’uopo modificata attraverso la realizzazione di un vano nascosto – era del tutto ipotetica, non essendo stata avvalorata da alcun elemento fattuale che la rendesse verificabile.

La Suprema Corte ha quindi precisato che il collegamento funzionale per giustificare la confisca facoltativa delle cose “che servirono e furono adibite a commettere il reato” non deve essere solo potenziale ma effettivo e reale. Nella fattispecie, la dimostrazione della concreta esistenza di tale vincolo pertinenziale  non risultava essersi verificata, considerato che all’interno del vano ricavato nella vettura oggetto del sequestro non era stata rilevata alcuna traccia di sostanza stupefacente che facesse ritenere l’avvenuta adibizione dello stesso a ricettacolo della cocaina.

La redazione giuridica

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