Diritto dei nonni di vedere la nipotina e valutazione dell’interesse della minore (Cass. civ., sez. I,  23 novembre 2022, n. 34566).

Diritto dei nonni di vedere la nipotina va tutelato se vi è l’interesse della minore.

La vicenda trae origine dal comportamento negligente del padre della minore e alla correlata esclusione del diritto di visita dei nonni paterni.

La Corte di Cassazione, dando centralità all’interesse del minore, si pronuncia sul suo diritto a riprendere e mantenere un significativo rapporto con gli ascendenti, di entrambi i rami genitoriali, anche se interrotto da diversi anni.

I nonni chiedevano al Tribunale per i Minorenni di Palermo che venisse regolamentato il loro diritto di visita e di incontro con la nipote, nata dall’unione del figlio con la compagna.

A sostegno della domanda esponevano che a causa dei dissidi tra il loro figlio e la madre della bambina, inerenti all’affidamento di quest’ultima, era stato loro impedito da lungo tempo l’incontro con la nipote.

In giudizio, la madre della bambina contesta la fondatezza della domanda evidenziando la mancanza di interesse della minore a incontrare i nonni, con i quali ogni relazione era interrotta da viversi anni.

Il Tribunale autorizzava l’incontro dei nonni con la nipote per il periodo di sei mesi, incaricando gli operatori del servizio di osservare la qualità del rapporto e riferire in esito a tale fase, disponeva ulteriore istruttoria.

La madre proponeva reclamo chiedendo la sospensione del procedimento in attesa della definizione del giudizio finalizzato alla decadenza della responsabilità genitoriale del padre.

In particolare, la donna lamentava che il Tribunale avesse violato la ratio della norma, volta alla tutela dell’esclusivo interesse del minore e non degli adulti di riferimento, poiché la bambina non vedeva i nonni paterni da molti anni, sicché non vi sarebbe stata una pregressa relazione affettiva da tutelare nè alcun interesse per la minore.

Inoltre, secondo la tesi della donna, ostavano alla ripresa dei rapporti sia la circostanza che i nonni paterni non avevano fatto nulla per impedire il disgregarsi del rapporto tra la piccola e il padre, sia il comportamento genitoriale inappropriato nel tempo assunto da quest’ultimo.

La Corte di Appello di Palermo, disatteso il parere del Procuratore Generale, rigettava il reclamo  e la richiesta di sospensione e compensava tra le parti le spese di lite.

Nel merito la Corte osservava che l’art. 317 bis c.c. prevede e riconosce espressamente il diritto degli ascendenti a mantenere rapporti significativi con i nipoti, in un’ottica di specificazione della tutela del diritto del minore di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti (art. 315 bis, comma 2).

Il secondo comma dell’art. 317 bis prevede  che l’ascendente, ove gli sia impedito l’esercizio, possa agire in giudizio per ottenere provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore, nel senso che il diritto dei nonni è tutelato in un’ottica di rafforzamento di quello del discendente; che il presupposto dell’azione è che sia stato impedito il rapporto tra ascendente e discendente e che quest’ultimo ne possa essere per ciò leso.

Nel caso concreto la donna, dopo la disgregazione della sua relazione con il padre della bambina, impediva ai nonni paterni ogni possibilità di incontro e di rapporti con la minore, e ciò, se protratto nel tempo senza giustificati motivi, avrebbe potuto determinare un grave nocumento alla minore, limitandone i rapporti affettivi e le relazioni familiari.

La donna ricorre in Cassazione ed evidenzia che la relazione col padre si era ormai interrotta da tre anni e ai nonni paterni rimproverava anche di non aver fatto nulla per impedire la loro disgregazione sentimentale. La stessa condotta del padre, che mancava di presentarsi per oltre tre anni agli incontri con la bambina e che aveva portato la madre a chiedere la decadenza dalla responsabilità genitoriale, veniva contestata anche ai nonni, che anch’essi non avevano di fatto più visto la nipote durante gli anni della separazione.

Lamenta, inoltre, l’omessa valutazione di risultanze probatorie decisive a suo favore e acquisite in giudizio. Secondo la ricorrente infatti, l’interruzione delle frequentazioni non era imputabile a lei, bensì ai nonni stessi, che erano di fatto scomparsi quando la relazione con il padre era terminata.

Le censure sono infondate.

Gli Ermellini ribadiscono il diritto degli ascendenti di frequentare i nipoti; tale diritto non ha tuttavia carattere incondizionato, ma è valutato concretamente dal Giudice e mira sempre e comunque all’esclusivo interesse del minore.

Sarà sussistente nel caso in cui la presenza di tali figure sia positiva e concorra coi genitori alla formazione ed educazione del minore (si veda Cass. civ., sez. VI-1, 12 giugno 2018, n. 15238).

Il diritto degli ascendenti a mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni, previsto dall’art. 317-bis c.c., coerentemente con l’interpretazione dell’art. 8 CEDU fornita dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, non ha un carattere incondizionato, ma è subordinato nel suo esercizio a una valutazione del giudice avente di mira “l’esclusivo interesse del minore”.

Il provvedimento della Corte di appello è adeguatamente motivato e dà conto del percorso logico giuridico seguito dai Giudici.

Il comportamento successivo del padre non è stato pretermesso ma giudicato, giustamente, irrilevante e non costituente elemento di segno contrario per inficiare la richiesta dei nonni  che è stata invece valutata capace di sortire il favorevole esito di “implementare ulteriori risorse familiari a vantaggio della piccola”, peraltro in un percorso intrapreso sotto monitoraggio e con riserva di sospensione degli incontri se rivelatisi pregiudizievoli.

In sintesi, il ricorso viene complessivamente rigettato.

Avv. Emanuela Foligno

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