Un emendamento al Decreto Scuola dispone l’assegnazione dei 50 crediti previsti dal programma ECM per il 2020 a medici, infermieri, odontoiatri e farmacisti. Esclusi, per ora, ostetriche, tecnici sanitari di radiologia medica, chimici, fisici, biologi e psicologi

Assegnazione dei 50 crediti previsti, per l’anno 2020, dal programma di Educazione Continua in Medicina (ECM), ai professionisti della salute che abbiano portato avanti la loro attività durante l’emergenza Covid-19. E’ quanto prevede una disposizione inserita nel maxiemendamento al disegno di legge di conversione del cosiddetto “Decreto Scuola”, approvato nei giorni scorsi dal Senato con voto di fiducia.

L’emendamento 6.7 (testo 4), recepito nel maxiemendamento interamente sostitutivo del testo, fa riferimento, in particolare, a medici, odontoiatri, infermieri e farmacisti che siano dipendenti delle aziende ospedaliere, delle università, delle aziende sanitarie locali, delle strutture sanitarie private accreditate o che siano liberi professionisti.

Per il presidente della Federazione dei medici, Filippo Anelli, si tratta di un “doveroso riconoscimento per il lavoro prezioso dei medici e di tutti gli operatori sanitari che, impegnati nella lotta contro il nuovo virus, hanno fatto dell’attività professionale la loro stessa fonte di aggiornamento”.

“Purtroppo – aggiunge il vertice della FNOMCeO – probabilmente per un mero errore materiale, sono state ricomprese nel provvedimento soltanto le professioni sanitarie menzionate nella legge del 1992 che istituiva l’obbligo ECM: medici e odontoiatri, infermieri, farmacisti, veterinari”.

Oggi, invece, rientrano nell’ECM anche tutte le professioni sanitarie istituite con la Legge 3/2018: Ostetriche, Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e della prevenzione, Chimici, Fisici, Biologi e Psicologi.

“Tutti i professionisti sanitari – sottolinea Anelli – hanno contribuito all’emergenza Covid-19, in condizioni non sempre di piena sicurezza, mettendo a rischio la loro incolumità. Lo dimostrano, purtroppo, i quasi 30mila operatori sanitari contagiati, i 165 medici, 40 infermieri, 15 farmacisti e le 2 ostetriche che hanno perso la vita per portare avanti il loro lavoro”.

“Le Ostetriche hanno continuato a far nascere bambini, e molte erano purtroppo le partorienti positive al Covid-19; i Tecnici hanno offerto la loro opera di riabilitazione, anche ai pazienti usciti dalle rianimazioni e terapie intensive; i Chimici-Fisici, i Biologi hanno portato avanti, tra l’altro, l’analisi dei campioni biologici derivanti dai tamponi e dai test sierologici; gli psicologi hanno fornito assistenza ai pazienti e agli stessi sanitari, a rischio di burnout e di disturbo da stress post-traumatico.

Escluderli da questo provvedimento – secondo il predidente della Federazione – sarebbe ingiusto, oltre che deleterio per l’uniformità del sistema ECM.

“Il nostro Servizio Sanitario Nazionale – conclude – si poggia sul contributo sinergico delle diverse e peculiari competenze di tutti i professionisti della Salute, ed è necessario che tutte queste competenze siano armoniosamente e di pari passo sviluppate con la formazione e con l’aggiornamento continuo”. Da lli la richiesta al Parlamento di un correttivo del provvedimento, al fine di includervi tutte le professioni sanitarie.

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