Ammonta a oltre un milione di euro il ristoro riconosciuto ai parenti di un uomo rimasto paralizzato e poi deceduto per un errore diagnostico

L’Azienda sanitaria unica regionale delle Marche è stata condannata a versare 1 milione e 104 mila euro agli eredi di un 65enne fanese morto nel 2005 per un errore diagnostico.

La vicenda è ricostruita dal Resto del Carlino. L’uomo era caduto da un albero battendo violentemente a terra con il fondo schiena. Avvertendo dolore era stato portato in ospedale a Fano ma non gli sarebbe stata effettuata alcuna Tac né una radiografia all’intera colonna vertebrale. Le uniche due vertebre esaminate erano risultate ingrossate ma il personale medico aveva ritenuto la situazione non grave, diagnosticando una semplice contrattura per la botta.

Il 65enne era rimasto alcuni giorni in ospedale; all’aumentare dei dolori sarebbe stato sottoposto a un nuovo controllo fino alla 9° vertebra, senza tuttavia che venisse riscontrato nulla.

La frattura infatti era alla 10° vertebra, ma quando i camici bianchi se ne accorsero, il midollo sarebbe stato già tagliato irrimediabilmente. Nel giro di un anno, il paziente era finito paralizzato e poco dopo era morto.

All’epoca i familiari  della vittima non avevano intentato causa all’ospedale, limitandosi a inviare, tramite un legale, delle lettere per chiedere un risarcimento ma l’Asur – riferisce il Resto del Carlino – non avrebbe mai riconosciuto alcuna colpa in capo alla struttura e al Pronto soccorso.

Nel 2017, uno dei tre figli ha deciso di avviare una causa civile nei confronti dell’Ente non essendo ancora scaduti i termini di prescrizione per una serie di atti formali svolti negli anni precedenti.

Il Tribunale, nel novembre del 2019, ha riconosciuto la negligenza dei medici che visitarono il paziente, condannando l’Azienda sanitaria a risarcire i familiari. In questi giorni sarebbe stato versato uno stralcio del pagamento, pari a 516.457,00 euro, messo a disposizione dalle assicurazioni dell’Ente. L’altra metà della somma andrà versata entro il 30 dicembre 2020.

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