La camera del lavoro di Brescia ha denunciato un calo delle interruzioni volontarie di gravidanza (Igv) del 33 per cento presso gli Istituti sanitari di Brescia. Una diminuzione che per la Cgil si spiega da una parte con le difficoltà sempre maggiori delle donne a trovare medici non obiettori e posti letto disponibili, dall’altra con l’utilizzo sempre crescente di un farmaco anti-ulcera per provocare l’aborto
Per l’aborto soluzioni ‘fai da te’ determinate dalla difficoltà nell’accedere a un servizio che dovrebbe essere garantito dal 1974, ma che invece vede condizioni tali da determinare notevoli rischi per la salute e il benessere delle donne, tanto che il Comitato europeo dei diritti sociali ha bacchettato l’Italia per questa situazione.
La media nazionale dei ginecologi obiettori è del 70% con percentuali ancora più alte nel Mezzogiorno. Queste condizioni spingono molte donne, per risolvere una gravidanza non desiderata, a pratiche improprie e spesso dannose come l’utilizzo di questo farmaco che contiene il principio attivo del Misoprostolo, in grado di provocare l’aborto.
Responsabile Civile ha sentito la dottoressa Marina Marceca per approfondire questi temi. La dott.ssa Marceca è ginecologa presso l’UOC San Filippo Neri di Roma1 e socia di AMICA – Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto – presieduta dalla dottoressa Cristina Damiani e impegnata per la tutela della legge 194 e il diritto ad abortire in condizioni di garanzia del servizio.
Il Misoprostolo è il principio attivo di un farmaco anti-ulcera. Di che farmaco si tratta e come agisce?
Questo farmaco per l’uso specifico in ginecologia ostetricia è stato approvato di recente, 3 o 4 anni fa, anche se è conosciuto da almeno 30 anni. Prima veniva utilizzato sottobanco nella tasca clinica. Ad alcuni faceva comodo usarlo per risolvere “in modo privato” alcune cose che invece avrebbero dovuto succedere ufficialmente per vie legali. Probabilmente tantissimi aborti si sono svolti illegalmente tramite questo farmaco. È un farmaco che agisce sul collo dell’utero, provocando contrazioni uterine. Si usa dunque sia nell’interruzione dei primi tre mesi (Ivg) e anche dopo il 90 giorno quando ci sono malformazioni per esempio. Adesso invece negli ospedali – e solo negli ospedali – è possibile utilizzarlo sia specificamente per fare l’interruzione di gravidanza sia per preparare il collo dell’utero alla terapia degli aborti spontanei. Da pochissimi mesi il suo uso è stato approvato dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) anche per la preparazione del collo dell’utero per il parto vaginale, nelle donne cioè che sono al termine della gravidanza o comunque il cui parto deve essere stimolato. Per preparare la cervice uterina al parto vengono somministrati dei dosaggi molto inferiori rispetto a quelli per l’aborto. Il tutto avviene sempre e comunque con una regolamentazione e in ospedale. Questo farmaco viene utilizzato off label, cioè al di fuori delle indicazioni riportate sul fogliettino indicativo – il bugiardino. Sono molti i farmaci che si possono utilizzare in questo modo, anche in modo ufficiale, riconosciuto dalle varie associazioni mediche ecc. Questo farmaco è stato usato per molto tempo off label, adesso lo è ancora ma in modo regolamentato. La casa farmaceutica tuttavia continua a non disporlo per questo uso specifico ginecologico ma solo per i problemi di gastrite o come anti-ulcera.
Quali sono i rischi di un utilizzo improprio di questo farmaco?
Come con tutti i farmaci ci sono le controindicazioni all’assunzione, e dunque questa è la prima cosa. Vi possono essere reazioni legate al farmaco che, provocando contrazioni uterine e modificazioni al collo dell’utero, può determinare emorragie contenute e anche importanti. Soggetti che hanno delle caratteristiche che non sanno (fibromi piuttosto che polipi) possono rischiare anche la vita. È un farmaco che va prescritto da medico e anche i farmacisti sono abbastanza allertati su questa cosa ed è importante verificare se vi sia una farmacovigilanza. È difficile che chi assume questo farmaco abbia una prescrizione medica. Di solito lo acquista su internet oppure si rivolge al mercato nero dei farmaci – che c’è ed è piuttosto fornito. I rischi per la salute dunque sono piuttosto elevati se non si è seguiti da un medico, come per tutte le soluzioni “fai da te”. Oltre ad avere un costo bassissimo e a contenere tantissime compresse in una confezione c’è una diffusione molto vasta a livello di autogestione. Su internet addirittura ci sono i tutorial sull’autosomministrazione con tutte le indicazioni di quante pasticche assumere in base all’avanzamento della gravidanza da interrompere. Purtroppo ci sono stati gravi problemi e anche delle morti per emorragia in donne che hanno autonomamente assunto questo farmaco. Noi di AMICA caldeggiamo l’assunzione con un presidio medico e in ogni caso ci occupiamo di garantire un servizio. È usato anche nell’aborto farmacologico in associazione all’altro farmaco abortivo importante che è l’RU486. Utilizzato in combinazione con questo farmaco consente l’interruzione di gravidanza quando ci sono malformazioni del feto che si evidenziano dopo il 90 giorno. L’RU486 blocca l’ormone della gravidanza, prepara quindi il distacco della placenta e ferma la gravidanza. Il misoprostolo agisce sul collo dell’utero contraendolo.
Cosa ne pensa della correlazione fra il calo degli aborti, i medici obiettori e l’uso di questo farmaco che la Camera del Lavoro ha denunciato?
Che ci possa essere una correlazione tra una riduzione delle interruzioni di gravidanza e un utilizzo diffuso e autogestito – e quindi illecito e illegale dell’aborto – lo credo. Sulle riduzione dei posti letto e la disponibilità degli operatori la cosa è molto più complessa. Se per esempio sei una contadina della provincia di Enna e ti devi fare non so quanti chilometri per andare a Palermo o piuttosto sei lo straniero che lavora come bracciante in provincia di Potenza e l’uso dei mezzi rende praticamente inaccessibile raggiungere strutture adeguate alla fine magari ti danno sottobanco questa cosa. Anche perché come abbiamo visto è difficile trovare il medico abortista o comunque operatori di tutti i livelli non obiettori (infermieri, anestesisti, paramedici ecc). L’assenza totale di questo servizio è una cosa gravissima. La legge dice che l’aborto dovrebbe essere un diritto garantito in tutte le strutture ospedaliere ma di fatto sappiamo che non è così. I pochi posti letto a disposizione non facilitano una situazione che già così è molto difficile. Il problema è articolato a seconda della realtà in cui avviene dove può dunque essere incoraggiata la risoluzione con modi alternativi. Noi di AMICA siamo convinte che esista una grossa fetta di donne che non vediamo e segue percorsi alternativi, percorsi privati guidati da medici inizialmente o se non guidate che risolvono privatamente le ultime tappe della interruzione di gravidanza perché si sono indotte l’aborto con questo farmaco.




