Il Ministro dell’Ambiente boccia gli inceneritori e promuove gli impianti di compostaggio, soprattutto al sud

“Oggi ho letto che chi non  vuole costruire nuovi inceneritori sarebbe folle e irresponsabile. Io trovo che sia folle e irresponsabile pensare l’esatto contrario. E non lo dico per motivi ideologici, ma tecnici e pragmatici”. Lo ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

“L’Europa – aggiunge Costa – ci dice che già al 2025 dovremo raggiungere il 65% di riciclo. Il 70% nel 2030. Per costruire un inceneritore occorrono dai 5 ai sette anni. Per rientrare dall’investimento occorrono altri 20 anni. Bene: nel 2027 cosa daremo da mangiare a questi eventuali nuovi impianti visto che  bruciano la parte residuale, terminale, della raccolta, cioè tutto quello che non può essere riciclato?”

“Nel frattempo di alcuni impianti è stata annunciata la chiusura, come quello di Livorno e di Ravenna, proprio perché sono venute a mancare le condizioni della loro attività. Vedete? Non servono”.

“Comunque – sottolinea ancora il Ministro –  io dico sì agli impianti, ma solo a quelli che servono: innanzitutto quelli di compostaggio, soprattutto al Sud. Lavorano l’organico, che è la gran parte del rifiuto da trattare. Occorre un sistema a stella, con quelli più piccoli vicino al luogo dove l’organico viene prodotto. Ne ho già parlato con le associazioni imprenditoriali di categoria e concordano”.

Sul punto, Costa ricorda come il contratto di governo sia chiaro: “una corretta e virtuosa applicazione dell’economia circolare, in linea con la gerarchia europea nella gestione dei rifiuti, comporta una forte riduzione del rifiuto prodotto, una crescente percentuale di prodotto riciclato e contestualmente una drastica riduzione della quota di rifiuti smaltiti in discarica ed incenerimento, fino ad arrivare al graduale superamento di questi impianti, adottando metodi tecnologicamente avanzati ed alternativi”. Ed è proprio quello che stiamo facendo”, conclude il ministro.

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