Respinta la domanda volta al riconoscimento della rendita INAIL presentata da moglie e figlie di un pilota morto in occasione di un incidente aereo

Con l’ordinanza n. 26271/2020 la Cassazione si è pronunciata sul ricorso di moglie e figlie di un pilota aereo contro la decisione dei Giudici di merito di rigettare la domanda volta al riconoscimento della rendita superstiti in relazione alla morte dell’uomo, a seguito di incidente aereo.

La Corte territoriale, nel premettere che il de cuius era deceduto in volo e che per i rischi di volo l’assicurazione privata, costituita in attuazione dell’obbligo ex art. 935 c.n., aveva già corrisposto il massimale, ha rilevato che la copertura INAIL riguardava solo i rischi per lo svolgimento di attività di terra, sussidiarie e complementari a quelle di pilotaggio.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte le ricorrenti eccepivano, tra gli altri motivi, che la sentenza impugnata fosse viziata per aver applicato la normativa speciale del codice della navigazione a lavoratore addetto non al solo servizio di volo, ma anche ad altri servizi di competenza INAIL, per i quali non era stato assicurato dal datore di lavoro.

Gli Ermellini, tuttavia,hanno ritenuto infondato il motivo di doglianza.

La Cassazione, richiamando la giurisprudenza di legittimità, ha infatti evidenziato come la previsione normativa distingua i tipi di rischio e preveda, per la copertura assicurativa, l’intervento dell’assicurazione privata per i rischi di volo e di quella pubblica per i rischi diversi dai precedenti.

Si tratta quindi di assicurazioni differenti, operanti in relazioni a rischi diversi, cumulabili ove le attività lavorative comprendano attività di volo e non di volo, ma sempre nell’ambito di operatività distinte di ciascuna assicurazione.

In altri termini, mentre lo svolgimento da parte del lavoratore di una pluralità di attività può comportare l’obbligo assicurativo per entrambe le assicurazioni, l’intervento dell’assicurazione si ricollega poi ad uno specifico evento, sicché, ove questo riguardi attività di volo, opera il solo regime derogatorio, previsto nell’art. 935 c.n., che esclude la copertura dell’assicurazione INAIL per il personale navigante abitualmente od occasionalmente addetto al servizio di volo “dall’inizio delle manovre dell’involo al termine di quelle per l’approdo”.

Nel caso di specie, rilevando la riconducibilità dell’evento concreto ad esclusiva attività di volo del lavoratore (deceduto in fase di atterraggio), oggetto dunque di copertura assicurativa privata, (peraltro intervenuta pacificamente con corresponsione del massimale), la sentenza impugnata aveva correttamente escluso l’ulteriore intervento della assicurazione previdenziale INAIL.

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