Respinto il ricorso dei genitori di un alunno, infortunatosi in classe durante la ricreazione: a causare l’incidente era stato un gesto repentino del minore, non prevedibile né evitabile neppure a mezzo di una presenza costante e attenta degli insegnanti

La vicenda

Nel 2009 i genitori di un minore convennero in giudizio, dinanzi al Tribunale di Cagliari, il Ministero della Pubblica Istruzione e l’Istituto scolastico, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni da quest’ultimo subiti a seguito di un incidente verificatosi nell’aula scolastica durante la ricreazione.

Da quanto dedotto dai due coniugi, il figlio si era chinato sotto il proprio banco per raccogliere una penna quando, all’improvviso, un compagno di classe, inciampando, gli finiva addosso, facendogli battere il volto sul pavimento e causandogli la frattura di tre denti.

Dopo l’incidente, il minore era stato costretto a sottoporsi a dolorose e costose cure e aveva riportato un danno permanente, il cui ammontare era stato individuato dal consulente tecnico di parte tra 0,5 e 1 punto percentuale di decremento.

Ma al termine del giudizio di primo grado, il Tribunale adito respingeva la domanda, evidenziando come al momento dell’incidente, «non vi fosse alcuna peculiare situazione di pericolo», e che al contrario, «fosse stata adeguatamente predisposta una idonea vigilanza con due insegnanti all’interno della classe»; il danno [era], invece, «derivato da un gesto repentino dell’alunno, non prevedibile né evitabile neppure a mezzo di una presenza costante e attenta».

La Corte d’Appello di Cagliari confermava la decisione di primo grado, respingendo l’appello dei genitori.

A pronunciarsi, infine, sulla vicenda sono stati i giudici della Sesta Sezione Civile della Cassazione (ordinanza n. 12410/2020), che hanno condiviso il giudizio della Corte di merito circa l’assoluta repentinità e imprevedibilità dell’evento nonché l’insussistenza di una condotta negligente delle insegnanti e della mancata adozione di misure idonee di preventive di tipo organizzativo o disciplinare.

Le censure dei due ricorrenti non sono state, dunque, in grado di scalfire l’impianto motivazionale della decisione impugnata; e il ricorso è stato definitivamente respinto.

Avv. Sabrina Caporale

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