Il proprietario dell’immobile danneggiato da infiltrazioni di acqua potrà ottenere il risarcimento provando il danno, il nesso tra danno e la cosa che lo ha generato e il rapporto di custodia

Il danno da infiltrazioni di acqua

Con atto di citazione un condomino aveva agito in giudizio al fine di ottenere il risarcimento di tutti i danni patiti, per le infiltrazioni di acqua che avevano interessato il proprio immobile e quindi, sentire condannare il condominio all’esecuzione di tutti i lavori necessari per il ripristino dell’appartamento.

Il giudizio era stato preceduto da un accertamento tecnico preventivo che aveva accertato quanto dedotto dal ricorrente nell’atto introduttivo del giudizio, ossia di aver “subito danni nel proprio appartamento causati da infiltrazioni di acqua meteorica dovute allo stato fatiscente delle facciate esterne del fabbricato, rivestite di cortina, e al degrado dei canali di gronda per la raccolta delle acque meteoriche i quali non si presentavano in buone condizioni e contribuivano al cattivo smaltimento delle acque stesse le quali anziché defluire nei discendenti in pvc si riversavano copiose sulle murature sottostanti”.

Nel dettaglio, il CTU aveva rilevato che “i fenomeni lamentati [erano] da ricondursi al cattivo stato di manutenzione dell’intero fabbricato, per le lacune evidenziate; inoltre il permanere dello scarso isolamento delle pareti esterne dai fenomeni di pioggia per la inadeguata posa in opera del rivestimento esterno con listelli di cortina, [aveva contribuito] ad incrementare la costante differenza di temperatura con formazione di condensa e muffe all’interno del fabbricato”.

Tanto premesso, il Tribunale di Velletri (Seconda Sezione, sentenza n. 699/2020) ha ritenuto applicabile al caso in esame, il disposto di cui all’art. 2051 c.c. il quale dispone “Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito.

In materia di responsabilità civile per i danni cagionati da cosa in custodia la fattispecie prevista dall’art.2051 c.c. configura quindi un’ipotesi di responsabilità oggettiva. Per l’applicabilità di questo di tipo di responsabilità in capo al Condominio è sufficiente la sussistenza del rapporto di custodia tra il responsabile e la cosa che ha dato luogo all’evento lesivo – ad esempio il lastrico solare mal impermeabilizzato o deteriorato che causa percolazioni di acqua piovana negli appartamenti sottostanti – e senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l’osservanza o meno di un obbligo di vigilanza.

Il proprietario dell’immobile danneggiato da infiltrazioni potrà quindi ottenere il risarcimento provando il danno, il nesso tra danno e cosa che lo ha generato e il rapporto di custodia; si tratterà, in altre parole, di dimostrare la condominalità del bene.

L’onere della prova

Si determina in questo caso un’inversione dell’onere della prova: sarà il Condominio, per liberarsi da responsabilità, a dover dimostrare l’esistenza di un fattore esterno idoneo ad escludere la relazione causale tra il danno lamentato e il bene condominiale che lo ha provocato. A tal fine è opportuno sottolineare che, in linea di massima, le carenze o i difetti di manutenzione, al pari di quelli di costruzione, non rappresentano caso fortuito, escludente la responsabilità della custodia ma, anzi, possono costituire fondamento giustificativo dell’obbligazione risarcitoria.

Come anticipato, nella vicenda in esame, dall’esame della CTU e dalla documentazione versata in atti, era emerso che i vari fenomeni di infiltrazione fossero derivati non soltanto dallo “stato fatiscente della muratura perimetrale esterna rifinita a cortina la quale non era stata posta a regola d’arte ed in maniera approssimativa, oltre allo stato delle giunzioni tra i solai e le tamponature verticali e la presenza di ponti termici tra i solai e i balconi che generano fenomeni di condensa”, ma anche da difetti e/o vizi di edificazione risalenti sin ab origine dal momento dell’erezione del fabbricato.

La decisione

Per queste ragioni, l’adito tribunale laziale ha accolto la domanda attorea, ritenendo il condominio responsabile ai sensi e per gli effetti dell’art. 2051 c.c., per i danni cagionati all’immobile di proprietà della ricorrente; condannandolo a risarcire la somma complessiva di 23.000,00 euro per l’esecuzione dei lavori di ripristino.

Avv. Sabrina Caporale

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

LASTRICO SOLARE E INFILTRAZIONI: LA RESPONSABILITA’ SOLIDALE DEL CONDOMINIO

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui