L’accertamento effettuato dal CTU risulta coerente con una caduta dall’alto, piuttosto che con uno scivolamento sul marciapiede o dal gradino di una scala (Tribunale di Bergamo, Sez. Lavoro, Sentenza n. 402/2021 del 15/07/2021 RG n. 369/2020)

Il lavoratore cita a giudizio l’Inail per il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro e il riconoscimento delle indennità di cui all’art. 13 D.lgs. 38/00 per invalidità nella misura del 12%, con pagamento degli arretrati e dei relativi interessi.

Il ricorrente, nello specifico, deduce di avere riportato postumi permanenti nella misura del 12%, tuttavia l’Inail aveva negato la ricorrenza dell’infortunio.

L’Inail, nel costituirsi in giudizio si riportava alla documentazione amministrativa, laddove tanto il datore di lavoro prima, quanto il lavoratore dopo, offrivano una ricostruzione dei fatti che escludeva la ricorrenza di un infortunio sul lavoro.

Il Tribunale, previo esperimento di prove testimoniali e CTU Medico-Legale, ritiene la domanda fondata.

Per quanto attiene alla qualificazione del fatto in termini di infortunio sul lavoro, viene dato atto delle difformità di quanto dichiarato dalla datrice di lavoro nella denuncia, in base alla quale l’Inail inizialmente ipotizzava un infortunio in itinere e quanto successivamente dichiarato dal lavoratore, che riportava l’episodio come un incidente in ambito domestico.

Nel corso del libero interrogatorio il lavoratore conferma la versione offerta nel ricorso introduttivo del giudizio, riferendo di essere caduto da una scala mentre stata eseguendo lavori elettrici all’interno del capannone di proprietà del proprio titolare.

Dirimente la testimonianza del teste, terzo estraneo alle parti in causa, che si trovava nel capannone al momento del sinistro del ricorrente.

Il teste ha dichiarato che sentito un rumore e le urla del ricorrente, lo raggiunse, trovandolo a terra, a fianco della scala, che era appunto caduta a terra.

Nell’immediatezza dell’evento il lavoratore riferiva al teste di essere scivolato dalla scala e di essersi aggrappato all’impianto elettrico per evitare la caduta, che tuttavia non è stata evitata e fu lo stesso teste dopo l’incidente, a riaccompagnare il ricorrente alla sua auto.

Il fatto che il ricorrente fosse intento al lavoro è stato confermato da altro teste, collega di lavoro del ricorrente, che stava operando in un’altra zona del capannone e che venne raggiunto dal ricorrente verso le 12.00, raccontando di essere caduto da una scala mentre stava sistemando un impianto elettrico e mostrando il piede gonfio.

Il collega ha confermato che fu un’altra persona ad accompagnare il lavoratore alla propria autovettura, in quanto lui aveva fretta di staccare per la pausa pranzo, così confermando anche su tale aspetto la deposizione del primo teste.

In definitiva, gli elementi acquisiti risultano sufficientemente univoci e concordanti per ritenere che si sia trattato di un infortunio sul lavoro e che la diversa versione indicata nella denuncia e nella documentazione successivamente acquisita sia stata indotta dal datore di lavoro del ricorrente.

Ciò posto, venendo ai danni patiti dal ricorrente, la CTU ha rilevato “esiti di trauma distorsivo caviglia destra con lesione osteocondrale astragalo destro trattato con intervento di AMIC caviglia dx e di osteotomia malleolo mediale, con danno permanente nella misura del 10% decorrente dalla prima stabilizzazione del 17.6.2018”.

Inoltre, anche l’accertamento effettuato dal CTU risulta allineato alla dinamica emersa dalle prove testimoniali, trattandosi di postumi maggiormente compatibili con una caduta dall’alto, piuttosto che con uno scivolamento sul marciapiede o dal gradino di una scala.

Per tali ragioni, il Tribunale condivide le risultanze Medico-Legali e dichiara sussistente il diritto del lavoratore all’indennizzo di cui all’art. 13 D.lgs. 38/00 per una inabilità permanente del 10%, a decorrere dal 17.6.2018, oltre agli interessi legali dal dovuto al saldo.

Il periodo di inabilità temporanea risulta già indennizzato dall’Inps come malattia comune e quindi l’Inail deve corrispondere la differenza tra quanto dovuto e quanto già pagato dall’Inps, oltre agli interessi legali dal dovuto al saldo.

Le spese processuali vengono interamente compensate, considerato che il diniego di indennizzo dell’Inail era legittimo in base a quanto risultante dall’indagine amministrativa, mentre le spese di CTU, seguono la regola della soccombenza.

Avv. Emanuela Foligno

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