Il Tribunale di Roma ha riconosciuto la penale responsabilità di due anestesisti per il decesso di una bambina morta nel 2014 dopo un intervento all’orecchio

Si è chiuso con due condanne e tre assoluzioni il processo per la morte di una bambina di 10 anni deceduta nel marzo del 2014 a seguito di un intervento all’orecchio eseguito in una clinica romana.

Il Tribunale di Roma, ha riconosciuto la responsabilità penale dei due anestesisti finiti a giudizio per omicidio colposo, ai quali è stata inflitta una pena (sospesa) di due anni di reclusione. I professionisti, inoltre, dovranno versare una di 550mila euro ai tre familiari della vittima costituitisi parte civile.

Per gli altri imputati, due chirurghi e la direttrice sanitaria della struttura (accusata di falso ideologico), il Giudice ha ritenuto, invece, che “il fatto non sussiste”.

Stando a quanto ricostruito dalla Procura, la piccola sarebbe morta per arresto cardiaco a causa di alcune complicazioni intervenute durante l’operazione.

Secondo il capo di imputazione, i due condannati non avrebbero mantenuto una “sufficiente ventilazione delle vie aeree della paziente”, causandone dunque la “morte a seguito di un processo di ipossia-bradicardia- arresto cardiaco in asistolia”.

Ai due chirurghi veniva invece contestato di aver proseguito l’intervento, in carenza delle necessarie condizioni di ventilazione della bambina, nonostante “l’allontanamento dalla sala operatoria” di uno degli anestesisti che avrebbe trascorso 40 minuti al bar mentre il suo vice, rimasto solo, non sarebbe stato in grado, in quanto meno esperto, di gestire correttamente la crisi respiratoria che aveva portato alla morte della piccola.

Secondo l’accusa, inoltre, in seguito all’accaduto i medici, in accordo con la struttura, si sarebbero adoperati per coprire l’accaduto indicando nella cartella clinica e nel referto di morte un orario finto dell’avvenuto decesso per giustificare “una inspiegabile fase rianimatoria attuata al fine di diluire e/o eliminare mediante urina farmaci ad uso non anestesiologico usati sulla paziente, ma non dichiarati in cartella”.

Per la difesa la decisione del Tribunale “non rispetta in alcun modo quanto emerso nel dibattimento”. I legali degli anestesisti fanno quindi sapere di attendere le motivazioni per procedere all’appello e “ristabilire la verità dei fatti”.

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